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	<title>Francesco Tanilli &#187; Giornalismo</title>
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		<title>Arrestato Caso, ex editore di &#8220;Dieci&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 12:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abusivismo bancario per oltre 200 milioni di euro, 9 milioni di euro di fatture false, 80 milioni di euro di fittizi aumenti di capitale sociale, bancarotta fraudolenta per Hopit Spa, Net.Tel. Spa, Editoriale Dieci Srl e Segem Spa, tentata truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo per l&#8217;ottenimento illecito di fondi pubblici, falsità, calunnia aggravata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P ALIGN="JUSTIFY">Abusivismo bancario per oltre 200 milioni di euro, 9 milioni di euro di fatture false, 80 milioni di euro di fittizi aumenti di capitale sociale, bancarotta fraudolenta per Hopit Spa, Net.Tel. Spa, Editoriale Dieci Srl e Segem Spa, tentata truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo per l&#8217;ottenimento illecito di fondi pubblici, falsità, calunnia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Con queste accuse il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza ha arrestato oggi l&#8217;ex editore del giornale sportivo &#8216;Diecì, aperto nel 2007 e chiuso pochi mesi dopo, Gian Gaetano Caso, suo figlio Fabio ed altre cinque persone coinvolte. Quattordici le persone denunciate. Le indagini sono state coordinate dai pubblici ministeri Giuseppe Cascini e Andrea Mosca della procura di Roma. L&#8217;operazione, chiamata &#8216;Capital Watering&#8217;, ha permesso di smantellare il castello societario del gruppo Hopit.</p>
<p><P ALIGN="JUSTIFY">Hopit Spa e Kuban Bank Rappresentanza per l&#8217;Italia: si tratta, ricostruiscono le Fiamme Gialle, di due realtà riconducibili ad un gruppo intricato di società finanziarie, editrici e di telecomunicazioni facenti capo a Caso ed al figlio, entrambi protagonisti di varie iniziative imprenditoriali. Tra queste vi è il giornale &#8216;Diecì, un quotidiano sportivo nato nel 2007 e chiuso dopo alcuni mesi di vita, con sostenute proteste dei giornalisti che non venivano pagati; la presunta rinascita della testata &#8216;Il Globò nei primi anni 2000, quale iniziativa della società PmEdit Srl attualmente in fallimento; le attività della Laer (società sulle cui ceneri è sorta poi la Ghenda Srl) affidata a un soggetto vicino al patron del gruppo, R.L., che nel settembre 2006 ha dovuto gestire la fine dei &#8216;call center&#8217; in Sardegna di fronte ai lavoratori che reclamavano i mancati pagamenti. Sempre la Hopit Spa, holding finanziaria del gruppo, compare nel 2005 tra i potenziali &#8217;salvatorì dello stabilimento casertano di San Marco Evangelista della multinazionale 3M Spa e, nel 2008, viene citata tra i pretendenti del giornale L&#8217;Unità. Gli uomini del Nucleo speciale di polizia valutaria hanno accertato che tutto è stato frutto di un fraudolento meccanismo di costituzione e di vendita di certificati obbligazionari esteri tra società facenti parte dello stesso gruppo e tutte riconducibili, alla fine, a Caso, compresa la rappresentanza italiana della Kuban Bank, finta banca che del vero istituto bancario russo prende solo il nome ed attraverso la quale sono state emesse fideiussioni per oltre 90 milioni di euro, con lo scopo principale di garantire una serie indiscriminata di operazioni commerciali avviate a vario titolo dalle stesse società del gruppo. Il gruppo negli ultimi anni, prosegue la Guardia di finanza, &#8220;si è quindi dotato di capitali e strutture apparentemente degne dell&#8217;economia d&#8217;elite, ma di fatto esaurendosi, per la Procura, in un generale disegno volto a far figurare, falsamente, un solido gruppo imprenditoriale in grado di stipulare vantaggiosi contratti di locazione immobiliare, di fornitura di beni e servizi con terzi che poi, invece, non sono stati mai onorati. La conseguente esposizione delle varie società, che nel frattempo avevano acquisito sedi di lusso senza pagare i canoni, come quelle romane di Via XX Settembre 5, di Piazzale degli Archivi 40/42 all&#8217;Eur e di Via del Tritone 87, o quella milanese in Via Vitruvio 43, noleggiato autovetture di rappresentanza in leasing senza onorare le rate, acquistato merci senza saldare le fatture, ristrutturato immobili senza dare compensi ai fornitori, assunto personale senza pagare gli stipendi, le ha condotte verso il fallimento, per un passivo globale di diversi milioni di euro&#8221;.</p>

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		<title>Elezioni regionali, vince l&#8217;astensionismo! Primo segnale di un cambiamento?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 12:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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A circa un&#8217;ora (nel momento in cui scrivo) dalla chiusura delle urne e dunque dello scrutinio di queste elezioni regionali che hanno coinvolto più di 41 milioni di italiani (siamo in 60 milioni) un dato è certo: la gente è stanca, stufa delle persone che ci rappresentano. È nauseata soprattutto dai personaggi che oggi rappresentano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.corrieredellosport.it/images/23/C_3_Media_1027123_immagine_det.jpg" alt="Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, inserisce la scheda in un'urna elettorale" /><br />
<P ALIGN="JUSTIFY">A circa un&#8217;ora (nel momento in cui scrivo) dalla chiusura delle urne e dunque dello scrutinio di queste elezioni regionali che hanno coinvolto più di 41 milioni di italiani (siamo in 60 milioni) un dato è certo: la gente è stanca, stufa delle persone che ci rappresentano. È nauseata soprattutto dai personaggi che oggi rappresentano la politica. Destra, centro e sinistra. Nessuno escluso. È stanca degli strilli, dell&#8217;urlarsi contro, del &#8220;so mejo io de te&#8221;, del &#8220;quando c&#8217;eravate voi al governo&#8221;, del &#8220;è colpa dei governi precedenti&#8221;, del &#8220;se ce fosse la sinistra&#8221;, del &#8220;la destra tiene in vita questo paese&#8221;, del &#8220;Berlusconismo&#8221; e &#8220;dell&#8217;antiberlusconismo&#8221;, è stanca di dover essere sempre messa da parte per far spazio ad una congrega di affaristi che si occupano solo dei loro interessi. Ha vinto il partito dell&#8217;astensionismo. È già qualcosa, è un inizio, è una buona notizia per il nostro futuro.</p>
<p><span id="more-725"></span><P ALIGN="JUSTIFY">Cito dall&#8217;Agi: <em>«È del 34,90% l&#8217;affluenza al voto delle regionali alle ore 19 (5.068 Comuni su 5.068). È quanto comunica il ministero dell&#8217;Interno che riporta le percentuali di 9 regioni su 13. Il dato è in calo rispetto alla tornata precedente, quando si era registrata, alla stessa ora, un&#8217;affluenza del 41,96 per cento.Si allarga quindi a 7 punti la percentuale degli aventi diritto che fino alle 19 non è andata a votare: nella prima rilevazione, alle ore 12, i votanti erano il 10,9%, in calo di quasi 3 punti rispetto al 13,05% delle regionali del 2005».</em></p>
<p><P ALIGN="JUSTIFY">Vedremo alla fine il dato definitivo ma è ormai certo che il popolo italiano, la metà degli italiani è stanca &#8220;dei rappresentanti&#8221;. Non ce la fa più di questa &#8220;politica dell&#8217;orticello&#8221;, di questa politica che pensa solo a se stessa, ad accusare l&#8217;avversario di turno, al non-proporre niente. I politici di oggi sono finiti, sono vecchi, sono arretrati, sono un anacronismo storico, sono indietro nel tempo, sono retrogradi e clericali e non hanno, soprattutto, la capacità di capire i problemi reali, veri di questo Paese ormai allo scatafascio, indirizzato, se non cambierà in fretta qualcosa, all&#8217;implosione modello Grecia.</p>
<p><P ALIGN="JUSTIFY">In questa campagna elettorale si è, secondo me, raggiunto il fondo. Si è pensato solo ad urlare più forte, a strillare contro presunti e non meglio specificati torti, si è pensato a fare ricorso e ad andare nei tribunali di mezza Italia non si sa per quali motivi. Alla gente, alle persone, a chi lotta ogni giorno per uno stipendio fisso, queste cose non interessano niente. Alla gente che abita questo paese, quella che non ha il potere di farsi le leggi per sé (Pdl e affini) o di avere uno stipendio milionario (tutta l&#8217;opposizione, Santoro, Travaglio e compagnia cantante) serve speranza, servono programmi, servono certezze, servono progetti seri che permettano di capire il futuro di un&#8217;Italia sempre più sull&#8217;orlo del baratro.</p>
<p><P ALIGN="JUSTIFY">Quando cominceremo ad interessarci ai problemi di questo paese? Quando cominceremo a mettere gli interessi di tutti, del popolo, di fronte a quelli dei singoli? Quando si comincerà a scendere in piazza non in nome di un partito ma per il proprio futuro, per i figli degli anni a venire, in nome dell&#8217;ugaglianza, della meritocrazia, della cultura, del benessere di molti e non della ricchezza di pochi? Quando cominceremo a sviluppare un senso civico allargato anche nella vita di tutti i giorni e non a scannarsi per un parcheggio? Siamo stanchi, c&#8217;è voglia di cambiare, c&#8217;è voglia di una sana rivoluzione culturale che riporti in auge quelli che sono i veri problemi di un&#8217;Italia ridicolizzata.</p>
<p><P ALIGN="JUSTIFY">Non ho i mezzi per lanciare proposte (a parte questo spazio sul web), ma sarei entusiasta di dar vita ad un qualcosa che abbia come obiettivo quello di riportare in alto il nome di un paese, l&#8217;Italia, ormai sbeffeggiato da tutti in giro per il mondo. Rimarrà una vana speranza? Spero proprio di no. Nel frattempo il segnale più forte è stato lanciato. Speriamo ci si renda conto di quanto poco tempo ci rimanga per ritornare sui binari. Permettetemi di avere dei dubbi in merito.</p>
<p><i>Alla prossima!</i></p>

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		<title>Via libera al decreto Romani &#8220;Ma nessun obbligo per i blog&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Cito da Repubblica.it: «È stato approvato in Consiglio dei ministri il cosiddetto &#8220;decreto Romani&#8221;, il controverso testo che recepisce la direttiva europea sugli audiovisivi. Secondo quanto comunicato dal ministero dello Sviluppo Economico in una nota, la normativa esce depurata da ogni riferimento a blog, giornali online e motori di ricerca. Una revisione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">ROMA &#8211; Cito da Repubblica.it: «È stato approvato in Consiglio dei ministri il cosiddetto &#8220;decreto Romani&#8221;, il controverso testo che recepisce la direttiva europea sugli audiovisivi. Secondo quanto comunicato dal ministero dello Sviluppo Economico in una nota, la normativa esce depurata da ogni riferimento a blog, giornali online e motori di ricerca. Una revisione che dovrebbe gettare acqua sul fuoco delle polemiche innescate dal provvedimento fin dalla sua prima presentazione. Ma restano aspetti poco chiari, in particolare per quanto riguarda l&#8217;eventuale equiparazione tra siti professionali come YouTube, che basano il loro business sulla diffusione di video, e le emittenti tv tradizionali.</p>
<p><span id="more-620"></span></p>
<p align="justify"><strong>SUI BLOG &#8211; </strong>Il provvedimento varato oggi, si legge nella nota del ministero &#8220;recepisce in parte le indicazioni delle Commissioni Parlamentari&#8221;. In particolare, continua il documento, &#8220;viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse&#8221;. Tra queste ultime, il ministero cita espressamente &#8220;i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, i giochi online&#8221;. Per queste attività, dunque, sarebbero esclusi una serie di obblighi previsti per le televisioni, primo fra tutti l&#8217;autorizzazione preventiva da parte del ministero. </p>
<p><strong>LE CIRITICHE &#8211; </strong>&#8220;Nonostante il maquillage, il decreto Romani conserva il suo carattere autoritario laddove costringe i servizi di live streaming e consimili a chiedere l&#8217;autorizzazione ministeriale&#8221;, attacca Vincenzo Vita, senatore Pd e membro della Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi. Per Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd, &#8220;escludere del tutto internet da una direttiva televisiva sarebbe stato comunque più chiaro e avrebbe evitato le incertezze interpretative che invece non mancheranno&#8221;.</p>
<p><strong>LA CONFUSIONE &#8211; </strong>Il testo varato dal Cdm esclude dalla definizione di &#8220;servizio media audiovisivo&#8221; (e quindi dall&#8217;ambito della direttiva) &#8220;i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell&#8217;ambito di comunità di interesse&#8221;. Più avanti però cita espressamente come &#8220;servizio di media audiovisivo non lineare [...] un servizio di media audiovisivo fornito da un fornitore di servizi di media per la visione di programmi al momento scelto dall&#8217;utente e su sua richiesta sulla base di un catalogo di programmi selezionati dal fornitore di servizi di media&#8221;.</p>
<p><strong>IL QUESITO &#8211; </strong>Una formulazione abbastanza contorta che sembra annullare gli effetti del decreto Romani per quanto riguarda i siti personali e gli organi di informazione che fanno uso di video, ma lascia in una zona grigia i servizi commerciali basati sulla distribuzione di video, sia amatoriali che professionali, come YouTube. Quando questi siti siglano accordi per ridistribuire su internet i prodotti dei network televisivi, tornano a essere equiparati alle emittenti tradizionali?</p>
<p><strong>IL DUBBIO &#8211; </strong>Secondo Gentiloni, &#8220;le norme puniscono i canali in onda sulla piattaforma Sky attraverso il taglio di un terzo degli affollamenti pubblicitari e premiano Mediaset facendo rientrare per legge i suoi programmi al si sotto del limite antitrust&#8221;. E Vita sottolinea come &#8220;la normativa sui minori, in sé farraginosa, possa costituire un ulteriore ostacolo sviluppo della rete&#8221;. </p>
<p>Detto questo, e se siete arrivati a leggere fino qui, ritengo che questa legge sia veramente uno scandalo. Un abominio in forma scritta. Ma le normative in generale, lasciando stare per un momento questo provvedimento, non dovrebbero semplificare e dare chiarezza? A cosa serve una legge che genera solo confusione. E nello specifico: come si può pretendere di mettere il bavaglio in forma sottile ed indiretta alla voce del web? Perché quest&#8217;attacco mal celato e osceno ai blog e alle piattaforme di condivisione? Non scherziamo gente, l&#8217;unica piccola libertà che ci è rimasta è quella di internet. Non ci levate anche questo spazio per i vostri luridi giochi di potere. Grazie.</p>

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		<title>Un &#8220;Caso&#8221; tutto italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 15:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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Questo è un pezzo tratto dal Fatto Quotidiano di ieri, 19 febbraio 2010. Cose del genere non possono più accadere. Gente che soffre, giornalisti mandati sull&#8217;orlo del fallimento, giovani ricchi e pieni di speranze trattati come pezze da piedi. Ci poteva anche essere Sara in quel gruppo di persone. Non è capitato perché il giornale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.clandestinoweb.com/images/stories/111AAANUOVOCLANDESTINO/CLANDESTINOWEB/fabio-caso-1.jpg" alt="Fabio Caso" /></p>
<p>Questo è un pezzo tratto dal Fatto Quotidiano di ieri, 19 febbraio 2010. Cose del genere non possono più accadere. Gente che soffre, giornalisti mandati sull&#8217;orlo del fallimento, giovani ricchi e pieni di speranze trattati come pezze da piedi. Ci poteva anche essere Sara in quel gruppo di persone. Non è capitato perché il giornale, Dieci, è fallito prima, non aprendo quella redazione a Roma che era in progetto e per cui Sara aveva fatto un colloquio. Tutto in nome del denaro, dell&#8217;arricchimento personale, del lucro indiscriminato. Certa gente non può circolare liberamente in Italia, ve lo dico senza peli sulla lingua.</p>
<p>Ecco l&#8217;articolo del Fatto Quotidiano:</p>
<p>&#8220;Managua o Ceppaloni poco importa se si tratta di business. A Giandomenico e Fabio Caso, padre e figlio editori del giovanissimo quotidiano Il Clandestino, la fine dell&#8217;Udeur di Clemente Mastella è parsa subito una grossa opportunità economica, più che la disfatta di un progetto politico. Fatti due conti, con i sodali Ambrogio e Luigi Crespi (il sondaggista che ispirò il &#8220;contratto con gli italiani&#8221; di Silvio Berlusconi), non si sono fatti sfuggire l&#8217;affare.</p>
<p><span id="more-523"></span></p>
<p>Ovvero l&#8217;acquisto della cooperativa editrice de Il Campanile Nuovo, già organo del partito di Mastella che nel 2008 aveva incassato 1,15 milioni di euro circa di finanziamento pubblico per l&#8217;editoria, riferibili al 2007. E che anche nel 2009 sarebbe passata alla cassa, dato che il finanziamento all&#8217;editoria è stato confermato (sul 2010 ci sono ancora incertezze). Ma allo stesso Mastella, una volta sfumato quel progetto politico, anche quel chiacchieratissimo l&#8217;organo di stampa non sarebbe più servito .</p>
<p><strong>I FINANZIAMENTI &#8211; </strong> Al Clandestino, 25 mila copie di tiratura dichiarate da Fabio Caso, che si occupa dell&#8217;amministrazione della società, i soldi del finanziamento facevano invece gola, almeno stando alle voci alle voci che si raccolgono tra coloro che sono transitati per il quotidiano. D&#8217;altronde la diffusione già allora probabilmente non brillava, sia per l&#8217;oggettiva difficoltà di trovarlo in edicola, sia per l&#8217;evidenza dei tanti resi che proprio gli edicolanti notificavano e notificano ancor oggi. Se la necessità impellente era la liquidità, il Campanile era la risposta più veloce a disposizione.</p>
<p>Detto fatto, se non fosse per un particolare: i giornalisti del Clandestino sarebbero dovuti diventare essi stessi soci della nuova società, dato che per continuare a ricevere il finanziamento la nuova entità nata dalla integrazione sarebbe dovuta restare una cooperativa di giornalisti.</p>
<p>Un passaggio che sembra non sia piaciuto a Pierluigi Diaco, l&#8217;ultimo direttore della testata che dopo neanche un mese di conduzione del giornale si è dimesso lasciando dietro di sé solo uno scarno comunicato nel quale si accenna a differenti vedute circa lo sviluppo e la gestione del progetto. Prima di lui anche David Parenzo, il primo direttore della testata, aveva fatto le valigie dopo tre mesi di reggenza: due direttori fuggiti dopo neanche sei mesi è un record anche per la malconcia stampa italiana.</p>
<p>IL PRECEDENTE &#8211; Ma forse c&#8217;è qualcosa in più nella scelta dei due ex direttori di abbandonare il giornale velocemente. La storia dei Caso come editori non è costellata di successi. Al contrario, sembrano essere più le ombre, a partire dal fallimento del quotidiano Dieci, partito nel 2007 con a fianco dei Caso l&#8217;editore Alberto Donati, e Ivan Zazzaroni alla direzione.</p>
<p>Una trentina di giornalisti, alcuni dei quali alla prima esperienza, che hanno visto sfumare tutto dopo appena tre mesi di uscite, stipendi pagati in forte ritardo, il fallimento dell&#8217;editrice Dieci, dove gli avvocati che avevano presentato in tribunale i decreti ingiuntivi relativi ai crediti vantati dai dipendenti, non hanno trovato nulla. Liquidità e attività inesistenti, e impossibilità di soddisfare i creditori.</p>
<p>D&#8217;altronde, a sentire Donati, le disponibilità finanziarie che i Caso avrebbero dovuto apportare per sostenere il progetto si sono rilevate evanescenti. Due milioni di euro in obbligazioni del Nicaragua, la cui capitale è Managua dove avevano sede due società riferibili ai Caso, la Mediterranea sa e al Centrale America adventures sa.</p>
<p>Le obbligazioni sono risultate poi senza valore ad una verifica prodotta dal Monte dei Paschi, e sono state alla base della decisione dello stesso Donati di abbandonare la società. Le accuse per la verità sono reciproche, perché Fabio Caso ha riferito al Fatto Quotidiano di aver perso nel progetto, per una cattiva gestione proprio di Donati, 2,3 milioni di euro, causando un buco complessivo ben sette milioni di euro. Nel mezzo la rabbia dei giornalisti e dipendenti, beffati nonostante i nomi altisonanti alla direzione e Roberto Baggio come testimonial, anch&#8217;esso in causa per centinaia di migliaia di euro.</p>
<p><strong>VERSO IL ROMANISTA &#8211; </strong> Anche l&#8217;avventura con i periodici acquistati da Peruzzo editore è finita, per il momento, in tribunale. Dallo storico editore italiano, i Caso hanno acquistato il settimanale DiTutto, e i mensili Top Salute e La Mia Casa, in difficoltà, per 1,5 milioni di euro.</p>
<p>Soldi pagati solo in parte perché ritenuti eccessivi rispetto al valore delle testate. Non solo: la principale finanziaria dei caso, la Hopit controllata dalle due società nicaraguensi che Caso ha dichiarato di avere ora dismesso, è fallita dopo un&#8217;ingiunzione di pagamento di 35 mila euro nonostante dichiarasse un capitale versato di 50 milioni di euro.</p>
<p>Circola un rumor ultimamente: ovvero che i Caso siano interessati al quotidiano sportivo il Romanista, in difficoltà. E la battuta che fanno alcuni dei suoi dipendenti è questa: Allora non è proprio un caso&#8221;.</p>
<p>No, non è un caso è semplicemente una vergogna tutta italiana alla quale dico basta. Bisogna fare qualcosa per fermare questi crimini. Non si può fare ripetutamente del male e lasciar correre come nulla fosse. Chi sbaglia paga, chi compie reati deve essere messo in galera. Non facciamo passare liscia questa situazione.</p>
<p>Vi tengo informati!</p>

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		<title>Nash lancia i Giochi 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 16:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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Nel calderone di foto che sono legate ai giochi di Vancouver in Canada (alcune davvero impressionanti) ho scelto questa per vari motivi. Primo fra tutti quello che il Canada abbia optato per Steve Nash, playmaker dei Phoenix Suns, atleta non direttamente legato alle gare ma più di ogni altro rappresentativo del proprio paese, per accendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.corrieredellosport.it/images/35/C_3_Media_994435_immagine_det.jpg" alt="Steve Nash accende i Giochi di Vancouver 2010" /></p>
<p>Nel calderone di foto che sono legate ai giochi di Vancouver in Canada (alcune davvero impressionanti) ho scelto questa per vari motivi. Primo fra tutti quello che il Canada abbia optato per Steve Nash, playmaker dei Phoenix Suns, atleta non direttamente legato alle gare ma più di ogni altro rappresentativo del proprio paese, per accendere il bracere che per circa un mese arderà nella città nordamericana. Dal mio punto di vista mai decisione è stata più azzeccata. A questo aggiungeteci la bellezza notevole dello scatto ed il gioco è fatto.</p>
<p>Speriamo nei prossimi giorni di trovare scatti altrettanto notevoli!</p>

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		<title>L&#8217;Universo, bellezza da riscoprire&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 16:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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Ecco una delle ultime foto pubblicate dalla Nasa. È uno spettacolo per gli occhi e per chiunque volesse ammirare l&#8217;immagine in formato pieno vi rimando al sito della National Aeronautics and Space Administration (NASA).
Lo spazio è da sempre un mondo che mi ha affascinato per una molteplice serie di ragioni. La foto che potete ammirare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.corrieredellosport.it/images/85/C_3_Media_994385_immagine_det.jpg" alt="Lo Spazio" /></p>
<p>Ecco una delle ultime foto pubblicate dalla Nasa. È uno spettacolo per gli occhi e per chiunque volesse ammirare l&#8217;immagine in formato pieno vi rimando al sito della <a href="http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1592.html">National Aeronautics and Space Administration (NASA)</a>.</p>
<p>Lo spazio è da sempre un mondo che mi ha affascinato per una molteplice serie di ragioni. La foto che potete ammirare è esemplificativa da questo punto di vista, nonché di una bellezza sconvolgente.</p>
<p>Enjoy the silence!</p>

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		<title>Iniziano le Olimpiadi, finiamo le guerre?</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 17:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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Nell&#8217;Antica Grecia si chiamava &#8220;Ekecheiria&#8221;. In poche parole si tratta della cosiddetta &#8220;tregua Olimpica&#8221; che rappresentava appunto la sospensione, durante il periodo dei Giochi e delle feste nazionali, di ogni forma di conflitto. Nel mondo di oggi, purtroppo, questa regola non scritta (anche se riconosciuta nel 2000 dall&#8217;Onu) di civiltà non è stata praticamente mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.corrieredellosport.it/images/93/C_3_Media_990993_immagine_det.jpg" alt="La Torcia Olimpica già brucia a Vancouver" /></p>
<p>Nell&#8217;Antica Grecia si chiamava &#8220;Ekecheiria&#8221;. In poche parole si tratta della cosiddetta &#8220;tregua Olimpica&#8221; che rappresentava appunto la sospensione, durante il periodo dei Giochi e delle feste nazionali, di ogni forma di conflitto. Nel mondo di oggi, purtroppo, questa regola non scritta (anche se riconosciuta nel 2000 dall&#8217;Onu) di civiltà non è stata praticamente mai rispettata da quando è stata introdotta (Olimpiadi di Barcellona nel 1992).</p>
<p>Sicuramente non accadrà neanche quest&#8217;anno. Anzi, a poche ore dal via dei Giochi invernali di Vancouver, in Canada, la maggior parte dei politici e la gran parte dei tiranni della Terra se ne fregano nettamente di tutto e di tutti in nome del loro orgoglio. Addirittura il leader dell&#8217;Iran, Mahmud Ahmadinejad, sta attuando, proprio in queste ore, un programma di arricchimento dell&#8217;uranio al 20% e proclamando, un giorno sì e l&#8217;altro pure, la &#8220;distruzione totale&#8221; di Israele. Nel frattempo in altre parti del mondo, milioni di persone continuano a morire nell&#8217;indifferenza generale (devo ammettere anche la mia, è triste ma inevitabile). Almeno un secondo delle nostre convulse giornate dedichiamolo a quelle persone che hanno fatto della sofferenza un&#8217;abitudine. Nella speranza ovviamente che l&#8217;Ekecheiria possa diventare tale anche al di fuori delle Olimpiadi, in ogni parte della Terra.</p>

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		<title>Sky risponde alla Rai sulle Olimpiadi!</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 19:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è davvero bella. Praticamente oggi sono uscite alcune dichiarazioni di dirigenti Rai che chiedevano al governo un intervento legislativo affinché si trasmetta in forma integrale lo spettacolo delle Olimpiadi di Vancouver. Ricordiamo che i diritti per la trasmissione dell&#8217;evento sono di Sky. Circa un paio di anni fa Sky arrivò ad un accordo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 10px; border: 3px solid black;" src="http://www.corrieredellosport.it/images/ansa/0a/38cc9a64f9d17c9d80de258a2aa76b0a_immagine_det.jpg" border="3" alt="" hspace="10" vspace="10" width="240" height="321" align="left" />Questa è davvero bella. Praticamente oggi sono uscite alcune dichiarazioni di dirigenti Rai che chiedevano al governo un intervento legislativo affinché si trasmetta in forma integrale lo spettacolo delle Olimpiadi di Vancouver. Ricordiamo che i diritti per la trasmissione dell&#8217;evento sono di Sky. Circa un paio di anni fa Sky arrivò ad un accordo con la Rai per cedere 100 ore di trasmissione delle Olimpiadi in chiaro in cambio di un pacchetto di partite del prossimo Mondiale in Sudafrica. Buona convivenza la chiameremmo. Oggi l&#8217;intervento a gamba tesa al quale Sky ha risposto così.</p>
<p><strong>«Sky Italia prende atto con stupore delle dichiarazioni rilasciate oggi da alcuni dirigenti dell’azienda pubblica televisiva in merito alla trasmissione tv delle prossime Olimpiadi di Vancouver.</strong></p>
<p><strong>In particolare colpisce la richiesta fatta durante una conferenza stampa alle Istituzioni del paese affinché venga fatto un <em>&#8220;intervento legislativo&#8221;</em> perché <em>&#8220;non si deve consentire  di limitare le potenzialità della Rai per eventi che sono seguiti da milioni di spettatori. La Rai ha il diritto-dovere di trasmettere le Olimpiadi nella sua interezza, senza limitazioni&#8221;</em>.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’affermazione desta stupore visto che la Rai ha avuto la possibilità per oltre 40 anni di trasmettere le Olimpiadi <em>&#8220;nella loro interezza e senza limitazioni&#8221;</em>.</strong></p>
<p><strong>Peccato che purtroppo questo non sia avvenuto.</strong></p>
<p><strong>In realtà l’azienda pubblica, finanziata da un canone obbligatorio, ha sempre trasmesso un numero di ore di diretta analogo o inferiore alle 100 che si appresta a trasmettere da Vancouver, costringendo così gli italiani a rinunciare a seguire in diretta gare che si svolgevano in contemporanea.</strong></p>
<p><strong>Sky invece garantirà per la prima volta agli italiani una copertura live totale di tutte le 450 ore di gare olimpiche, che ciascuno potra’ seguire su cinque canali tutti in alta definizione, lanciati da Sky Italia appositamente per le Olimpiadi. Inoltre, grazie all’ausilio di tecnologie interattive, gli spettatori potranno vivere una visione ancora più personalizzata.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Va anche ricordato che Sky Italia ha inoltre scelto di cedere proprio alla Rai, e non ad altre tv italiane in chiaro come avrebbe potuto, i diritti tv in chiaro di cento ore di Olimpiadi, nell’ambito di un accordo condiviso tra le due aziende e frutto di un approccio costruttivo da entrambe le parti. E’ singolare che oggi questo stesso accordo venga presentato dalla Rai come una &#8220;limitazione&#8221;.</strong></p>
<p><strong>È anche utile ricordare che sino alla scorsa edizione delle Olimpiadi la tv pubblica italiana ha scelto di dedicare un numero limitato di due ore di diretta quotidiana alle Paralimpiadi, giochi in cui gli atleti azzurri hanno invece collezionato decine di medaglie, vittorie e prestazioni sportive straordinarie.  Sky Italia ha scelto invece di garantire da subito una copertura di sei ore live quotidiane a questo evento, con un canale interamente dedicato, e ha piu’ volte pubblicamente auspicato che altri network italiani facciano altrettanto.</strong></p>
<p><strong>Infine è importante ricordare che Sky ha acquistato i diritti per Olimpiadi sul mercato internazionale dei diritti, un mercato nel quale la Rai ha sempre operato, spesso con grande successo, e dove dunque poteva operare con efficacia anche in questa occasione.</strong></p>
<p><strong>Piu’ semplicemente riteniamo che la realtà sia che Sky crede nelle Olimpiadi davvero, e lo fa investendo sul racconto live di questo evento risorse economiche e professionali straordinarie, per garantire un prodotto senza precedenti come le Olimpiadi meritano oggi e hanno sempre meritato.</strong></p>
<p><strong>Il budget investito da Sky nei diritti tv delle Olimpiadi andrà tra l’altro in parte a finanziare lo sport italiano, attraverso il Coni. Si tratta dunque di risorse che ritornano al servizio del Paese e in particolare di chi ogni giorno crede e vive nello sport.</p>
<p></strong></p>
<p><strong>A partire dalle Olimpiadi di Vancouver i telespettatori potranno finalmente scegliere in piena libertà quale gara vedere e  per quale atleta italiano tifare, grazie a quella che senza dubbio è oggi la vera casa televisiva degli &#8220;azzurri&#8221;: Sky Sport».</strong></p>
<p>Penso che altri commenti siano superflui. Lascio ogni interpretazione a chi legge.</p>

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		<title>Federer in finale con un colpo pazzesco!!!</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 23:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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Semifinale dello Us Open. Djokovic contro Federer. Terzo set, primi due vinto 7-6, 7-5 dallo svizzero n° 1 al mondo. Siamo sul 6-5 e il serbo sta servendo per rimanere in partita. Il 15 volte vincitore di uno Slam è già sullo 0-30 e si appresta a ricevere la battuta. Improvvissamente Djokovic lo chiama a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<img hspace="10" border="3" align="left" vspace="10" src="http://www.tennisgrandstand.com/wp-content/uploads/2009/08/roger-federer-nike-deal.jpg" alt="Roger Federer, tennista svizzero" style="width: 167px; height: 225px;" />Semifinale dello Us Open. Djokovic contro Federer. Terzo set, primi due vinto 7-6, 7-5 dallo svizzero n° 1 al mondo. Siamo sul 6-5 e il serbo sta servendo per rimanere in partita. Il 15 volte vincitore di uno Slam è già sullo 0-30 e si appresta a ricevere la battuta. Improvvissamente Djokovic lo chiama a rete, Federer risponde dall&#8217;altra parte e Djokovic lo scavalca con un pallonetto. A quel punto accade l&#8217;impossibile: Federer tira fuori il colpo più bello del torneo, forse della sua carriera, per superare con un passante in mezzo alle gambe, di solo polso un incredulo Nole. Federer impazzisce di gioia, pubblico in visibilio e Djokovic che non vuole crederci: 0-40 e poi match chiuso con l&#8217;ennesima risposta vincente.</p>
<p>&nbsp;<object height="344" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TVQhIEPbM0g&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed height="344" width="425" src="http://www.youtube.com/v/TVQhIEPbM0g&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>E questo non è l&#8217;erede? Dai, ha fatto una roba irreale, irreale!!!! PAZZESCO&#8230;prima che la palla lo scavalcasse ho detto agli astanti accanto a me &quot;Ora sotto le gambe&quot; ma non pensavo lo passasse a rete. Sono saltato come un furetto cacciando un urlo pazzesco e ho cominciato a ridere per mezz&#8217;ora: cioè ci ha mirato lì, alla cieca, avendo però visto dove sta Djokovic!</p>
<p>Esultanza mai vista di Roger con due set di vantaggio (neanche fosse al 5° al Rolando con Nadal) e pubblico in visibilio (la fidanzata di Nole sotterratta dopo tre-quattro scatti isterici)! Il colpo più bello mai giocato dopo quello con Lleyton Hewitt all&#8217;Australian Open di qualche anno fa (45 palleggi consecutivi)! </p>
<p>Applausi, solo applausi per un dio del tennis!</p>

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		<title>11-09-2001, sono passati otto anni!</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 16:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ARTICOLO TRATTO QUI. È il sito n° 1 in Italia e in italiano per quanto riguarda i fatti dell&#8217;11-09-2001. Se avete qualsiasi tipo di dubbio su quel terribile giorno leggetevi le pagine di questo blog. Ogni sospetto su complotti e segreti sarà spazzato via.
I FATTI - &#34;L&#8217;11 settembre 2009 segna l&#8217;ottavo anniversario del più sanguinoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img hspace="10" border="3" align="left" vspace="10" src="http://urdals.blog.kataweb.it/files/2008/09/11-settembre-2001.jpg" alt="Un momento dell'11 settembre 2001" style="width: 247px; height: 338px;" />ARTICOLO TRATTO <font size="3" color="#ff0000"><strong><a href="http://undicisettembre.blogspot.com/" title="Il sito di Paolo Attivissimo e i suoi colleghi">QUI</a></strong></font>. È il sito n° 1 in Italia e in italiano per quanto riguarda i fatti dell&#8217;11-09-2001. Se avete qualsiasi tipo di dubbio su quel terribile giorno leggetevi le pagine di questo blog. Ogni sospetto su complotti e segreti sarà spazzato via.</p>
<p><strong>I FATTI -</strong> &quot;L&#8217;11 settembre 2009 segna l&#8217;ottavo anniversario del più sanguinoso attentato terroristico della Storia, che ha portato via per sempre le vite di tremila civili innocenti e di decine di migliaia di altri uomini, donne e bambini vittime delle guerre scatenate in conseguenza di quell&#8217;evento.</p>
<p>Lo ricordiamo, a beneficio dei tanti giovanissimi che non hanno vissuto consapevolmente quella tragedia.</p>
<p>Un gruppo di terroristi suicidi – organizzati e finanziati da Khalid Sheikh Mohammed, affiliato a Osama bin Laden nell&#8217;ambito della rete terroristica di matrice integralista islamica nota con il nome di al-Qaeda – entrò regolarmente negli Stati Uniti.</p>
<p>Alcuni di loro frequentarono regolarmente le scuole di volo private di quella nazione e conseguirono regolari brevetti di abilitazione al pilotaggio.</p>
<p>La mattina dell&#8217;11 settembre del 2001 i terroristi salirono a bordo di quattro aerei di linea delle compagnie American e United, ne presero il controllo dopo aver soppresso l&#8217;equipaggio, e pilotarono tre di essi contro le Twin Towers a New York e contro il Pentagono a Washington, colpendoli prima che l&#8217;aviazione militare riuscisse a intercettarli.</p>
<p>Il quarto aereo, in rotta verso Washington, precipitò in una campagna in Pennsylvania in seguito alla ribellione dei passeggeri.</p>
<p>Le Twin Towers, a causa dei danni strutturali subiti e degli incendi sviluppatisi, collassarono provocando la distruzione dell&#8217;intero World Trade Center.</p>
<p>Questi eventi si svolsero sotto gli occhi di migliaia di testimoni: l&#8217;impatto del volo United 175 contro la South Tower e il crollo dei due grattacieli furono ripresi in diretta dalle telecamere di numerosi network d&#8217;informazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei giorni seguenti si resero disponibili alcuni filmati girati da operatori privati che avevano ripreso l&#8217;impatto del primo aereo, American 11, contro la North Tower e un po&#8217; di tempo dopo il Pentagono rilasciò le immagini dell&#8217;impatto del volo American 77, riprese da un paio di telecamere di sicurezza.</p>
<p>Da tutti gli aerei dirottati, passeggeri e assistenti di volo riuscirono a mettersi in contatto telefonico con parenti, conoscenti, addetti ai servizi di terra: grazie a queste telefonate abbiamo un&#8217;idea abbastanza chiara di quanto accadde su quei voli.</p>
<p>Nei mesi successivi gli Stati Uniti avviarono una campagna di guerra globale contro il terrorismo, attaccarono l&#8217;Afghanistan e distrussero le basi logistiche che al-Qaeda vi aveva impiantato, invasero l&#8217;Iraq e spazzarono via il regime di Saddam Hussein, sospettato di aiutare il terrorismo internazionale e di sviluppare armi di distruzione di massa, catturarono centinaia di presunti affiliati ad al-Qaeda e li reclusero nella base militare di Guantanamo, dove è stato allestito un tribunale militare per processarli.</p>
<p><strong>NON ESISTONO DUBBI -</strong> Ecco, questi in sintesi sono i fatti, così come sono conosciuti dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale.</p>
<p>Infatti, di fronte a un avvenimento così ampiamente documentato da testimonianze e servizi televisivi, la gente comune non si sofferma negli approfondimenti e non segue più di tanto le inchieste e le indagini che cercano di far luce sui dettagli e i particolari della lunga sequenza di eventi che ha portato alla tragedia finale.</p>
<p>Per esempio, quasi tutti ricordano la strage di Nassiriya, che costò la vita a molti militari italiani, ma ben pochi conoscono i retroscena di quella strage e in tanti non sanno che perirono anche 9 iracheni e che tra i 19 italiani c&#8217;erano anche due civili, tra cui il regista di una troupe televisiva che era lì per girare un servizio.</p>
<p><strong>SU COSA SI BASA IL COMPLOTTISMO -</strong> Ecco allora che sfruttando la sommarietà delle informazioni conosciute dalla gente comune, è piuttosto facile insinuare dubbi e proporre teorie alternative: potremmo insinuare che il vero obiettivo della strage era il regista, che nessuno ha mai scoperto i mandanti, che nessun responsabile ha pagato&#8230; sarebbero tutte falsità che apparirebbero verosimili.</p>
<p>Questa è appunto la tecnica dei complottisti, troppo spesso favorita dalla semplificazione e superficialità con cui i giornalisti riportano le notizie, dalla ritrosia delle autorità a rendere pubblico tutto il materiale documentale acquisito nel corso delle indagini, dall&#8217;imprecisione delle testimonianze oculari e dalla difficoltà di comprendere questioni tecniche che richiedono competenze estremamente specifiche.</p>
<p><strong>MA ESISTONO ZONE D&#8217;OMBRA -</strong> L&#8217;incompleta o inesatta conoscenza dei fatti spesso moltiplica irragionevolmente quelle che noi chiamiamo &quot;zone grigie&quot;, ossia quei fatti e quegli aspetti poco chiari di una vicenda, generalmente presenti in eventi drammatici e complessi.</p>
<p>Per esempio, nelle settimane successive agli attentati era ragionevole chiedersi come fossero riusciti i passeggeri dei voli dirottati a utilizzare i propri telefonini cellulari a quote e velocità elevate, così come riportavano quasi tutti i media. C&#8217;era chi – anche tra noi &quot;debunker&quot; – cercava di capire se sarebbe stato fisicamente possibile effettuare quelle telefonate e non mancarono studiosi e commentatori che fecero test reali a bordi di aerei in volo.</p>
<p>Ebbene, quella zona grigia non esisteva: in realtà tutte le telefonate dei passeggeri furono effettuate utilizzando i telefoni di bordo appositamente progettati per funzionare in quelle condizioni, tranne una o due chiamate in cui furono sì utilizzati i telefonini personali, ma a quote e velocità compatibili e in prossimità di ripetitori a terra.</p>
<p><strong>ALTRI ESEMPI &#8211; </strong>E ancora, tutti i giornali scrissero che i dirottatori erano armati di semplici taglierini, alimentando così i dubbi sulla capacità di prendere il controllo di un aereo e uccidere i piloti usando simili attrezzi. In realtà le trascrizioni e le registrazioni delle telefonate da bordo hanno poi dimostrato che su tutti gli aerei i dirottatori erano armati di coltelli e spray irritanti. Solo in un caso si parlava anche di taglierini.</p>
<p>Così, le dichiarazioni del ministro dei trasporti Mineta che affermava di aver sentito nel bunker della Casa Bianca una specie di conto alla rovescia sull&#8217;avvicinamento del volo American 77 prima che si schiantasse contro il Pentagono, offrirono la spalla a chi sosteneva che quel volo fosse stato lasciato passare indisturbato attraverso le maglie della difesa aerea. Invece documenti e registrazioni dimostrano che Mineta attribuì al volo 77 una sequenza che era propria del volo United 93, che i caccia erano autorizzati ad abbattere.</p>
<p>E che dire dei dati sugli ultimi secondi di volo estrapolati dalla &quot;scatola nera&quot; di American 77, del tutto incompatibili con l&#8217;orografia del terreno sorvolato in quel momento? Dopo anni di feroci dibattiti si è accertato che quei dati non coprono affatto gli ultimi secondi di volo dell&#8217;aereo, che la scatola nera non è riuscita a memorizzare, e sincronizzandoli correttamente al tempo reale corrispondono perfettamente all&#8217;orografia del terreno effettivamente sorvolato.</p>
<p><strong>L&#8217;ULTIMA RIFLESSIONE &#8211; </strong>E per concludere, ma di esempi se ne potrebbero citare ancora decine, per anni si è sostenuto – anche sui media – che un passeggero di United 93 vide del fumo uscire dall&#8217;aereo prima dello schianto. La circostanza deponeva in favore di chi sosteneva la tesi dell&#8217;abbattimento. Ma una volta diffusa la registrazione della telefonata fatta da quel passeggero, si è scoperto che non aveva mai parlato di fumo: la circostanza era stata inventata di sana pianta.</p>
<p><strong>IL RILASCIO DEI DOCUMENTI &#8211; </strong>In effetti, la discovery di atti e documenti è stata tutt&#8217;altro che rapida e prosegue ancora oggi.</p>
<p>Soltanto nel 2004, tre anni dopo la tragedia, è stato pubblicato il Rapporto della Commissione d&#8217;inchiesta sui fatti dell&#8217;11 settembre. E soltanto negli anni successivi sono stati pubblicati i rapporti tecnici definitivi sui collassi delle Twin Towers e tutti i documenti che erano stati mantenuti segreti prima della conclusione del processo contro Zacarias Moussaoui.</p>
<p>Attraverso la procedura FOIA (una normativa americana che consente a chiunque di accedere ai documenti custoditi dagli enti pubblici, a patto che la richiesta sia indirizzata esattamente all&#8217;ufficio che ha la materiale disponibilità di quei documenti e che non vi siano esigenze di segretezza), numerosi studiosi hanno poi ottenuto una gran mole di documentazione: rapporti dell&#8217;NTSB, rapporti della FAA, registrazioni delle &quot;scatole nere&quot;, tracciati radar, perfino gran parte degli atti di indagine espletati dall&#8217;FBI.</p>
<p>Di recente l&#8217;intero archivio della Commissione d&#8217;Inchiesta è stato diffuso al pubblico, e si sono resi disponibili migliaia di ulteriori documenti (compresa la corrispondenza dei membri dei vari staff investigativi) che probabilmente richiederanno anni per essere accuratamente analizzati.</p>
<p>Anche le dichiarazioni rese da Khalid Sheikh Mohammed e altri complici catturati e trasferiti a Guantanamo sono oggi di pubblico dominio.</p>
<p>La copertura mediatica, l&#8217;importanza dell&#8217;evento e le norme americane che regolano la diffusione di atti e documenti di enti e agenzie pubbliche, fanno dell&#8217;11 settembre 2001 la tragedia più documentata di tutti i tempi.</p>
<p>A tutto ciò va poi aggiunto il lavoro – spesso sconosciuto al grande pubblico – dei reporter investigativi che ci hanno consegnato approfondimenti, testimonianze e ricerche pubblicati in numerosi e corposi volumi fitti di preziose informazioni.</p>
<p><strong>COSA SONO LE ZONE GRIGIE? &#8211; </strong>Si può ancora parlare, quindi, dell&#8217;esistenza di &quot;zone grigie&quot;?</p>
<p>Se per &quot;zone grigie&quot; intendiamo i temi tanto cari ai complottisti, sicuramente no. Non c&#8217;è alcun aspetto, alcun elemento, alcun indizio che possa anche solo lontanamente insinuare dubbi su quanto è successo e sulla responsabilità degli attentati.</p>
<p>La cosiddetta &quot;versione ufficiale&quot; (un termine del tutto improprio, giacché i fatti dell&#8217;11 settembre sono di pubblico dominio e non sono certo una versione contenuta in qualche velina governativa) è quella corretta ed è confermata da una miriade di fonti indipendenti.</p>
<p>Se per &quot;zone grigie&quot; intendiamo invece aspetti e circostanze particolari a margine degli eventi principali, che non li mettono in discussione ma che possono servire a completare del tutto alcuni dettagli, un po&#8217; come piccolissimi tasselli mancanti ai bordi di un gigantesco puzzle ormai completamente ricostruito, allora la risposta è: sì, c&#8217;è ancora qualche zona grigia.</p>
<p>Per esempio, non abbiamo certezza sul ruolo che avrebbe dovuto avere Zacarias Moussaoui – l&#8217;aspirante dirottatore arrestato pochi giorni prima degli attentati mentre si addestrava in una scuola di volo americana – nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione terroristica. Doveva sostituire il 20° dirottatore che non era riuscito a entrare negli Stati Uniti? Era un pilota di riserva? Doveva partecipare a una seconda ondata di attentati o pilotare un quinto aereo?</p>
<p>Certo, sul punto abbiamo le dichiarazioni (peraltro contrastanti tra loro) dello stesso Moussaoui e quelle del suo &quot;mandante&quot; Khalid Sheikh Mohammed, ma nessun riscontro documentale.</p>
<p>Non sappiamo con sicurezza se quella mattina ci fossero altri aerei su cui erano imbarcati altri dirottatori pronti a entrare in azione, che però rimasero bloccati a terra per l&#8217;interruzione di tutti i voli sullo spazio aereo americano. Alcune testimonianze potrebbero far pensare alla presenza di un quinto aereo, ma non ci sono riscontri oggettivi che consentano di confermarle o di smentirle, e le dichiarazioni dei terroristi catturati non bastano ad escludere questa possibilità.</p>
<p><strong>ALTRE ZONE D&#8217;OMBRA -</strong> Non conosciamo le ragioni per cui Atta e Al-Omari si spostarono da Boston a Portland il 10 settembre 2001, per poi tornare in volo da Portland a Boston la mattina seguente rischiando di perdere l&#8217;imbarco sul volo American 11, né gli esperti hanno reso note ipotesi verosimili che spieghino questo comportamento.</p>
<p>Non disponiamo di elementi oggettivi che ci consentano di comprendere le ragioni del comportamento di Jarrah, il pilota suicida del volo United 93. Il suo team di dirottatori entrò in azione con notevole ritardo rispetto al momento in cui l&#8217;aereo aveva raggiunto la quota di crociera, e il transponder non fu spento tempestivamente. Jarrah fece poi schiantare l&#8217;aereo in un posto desolato anziché contro un qualsiasi obiettivo civile situato nei paraggi e riaccese il transponder una manciata di secondi prima dell&#8217;impatto. Perché?</p>
<p>Alcuni elementi acquisiti nel corso delle indagini legittimano il sospetto che Hani Hanjour possa aver beneficiato di consigli e lezioni di pilotaggio da parte di almeno un pilota esperto di voli di linea, ma non sono mai emersi riscontri oggettivi che consentano di confermare o escludere definitivamente questa eventualità.</p>
<p>La sorte dei rottami appartenenti ai quattro voli e recuperati nel corso delle operazioni di rimozione delle macerie è nota ma non completamente documentata. Fonti giornalistiche hanno riferito che i rottami del volo United 93 sono stati preservati in ricordo dell&#8217;eroismo dei passeggeri, quelli degli altri velivoli sono stati restituiti alle compagnie aeree.</p>
<p><strong>MATERIALE VIDEO E FOTOGRAFICO &#8211; </strong>La documentazione relativa a questi passaggi non risulta però mai divulgata.</p>
<p>Numerosi elementi lasciano ritenere che esista una grandissima quantità di materiale video e fotografico (principalmente in relazione alle operazioni di soccorso e recupero) che non è mai stata pubblicata. Parte di questa documentazione è custodita da enti pubblici, parte da soggetti privati intervenuti a vario titolo sui luoghi degli schianti. Non è chiaro se e quando questo materiale sarà diffuso pubblicamente, ma esso potrebbe fornire utili indicazioni (soprattutto con riferimento ad American 77) per ricostruire il comportamento strutturale dei velivoli al momento dell&#8217;impatto e per studiare la proiezione dei rottami e i suoi effetti.</p>
<p>Quali furono le valutazioni che portarono alla decisione di autorizzare l&#8217;abbattimento degli aerei di linea dirottati, e perché questa decisione non fu presa tempestivamente ma soltanto dopo il collasso della South Tower?</p>
<p>Se il volo United 93 non si fosse schiantato a causa della ribellione dei passeggeri, il velivolo avrebbe effettivamente colpito Washington D.C. (come sostiene la Commissione d&#8217;Inchiesta) o sarebbe stato abbattuto dai caccia inviati a proteggere la capitale (come sostiene l&#8217;USAF)?</p>
<p>Queste tematiche sono un esempio delle &quot;zone grigie&quot; che presentano interessanti e significativi margini di approfondimento, utili a chiarire alcuni dettagli di natura storica o tecnica.</p>
<p>Su questi punti intendiamo proseguire le nostre analisi e ricerche, anche con la collaborazione dei lettori seriamente interessati, attraverso una serie di articoli dedicati.</p>
<p><strong>SVELARE LA VERITÀ, QUELLA VERA &#8211; </strong>Il debunking in senso stretto, infatti, ha ormai ampiamente sepolto sotto tonnellate di fatti documentati tutte le variegate teorie complottiste e le loro innumerevoli variazioni. Non smetteremo di occuparcene, ma vorremmo mettere a frutto l&#8217;esperienza acquisita per dare un ulteriore contributo alla completa conoscenza storica e tecnica di un evento che ha cambiato le vite di tutti noi.</p>

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