On Air
In: Attualità|Giornalismo
29 mar 2010
A circa un’ora (nel momento in cui scrivo) dalla chiusura delle urne e dunque dello scrutinio di queste elezioni regionali che hanno coinvolto più di 41 milioni di italiani (siamo in 60 milioni) un dato è certo: la gente è stanca, stufa delle persone che ci rappresentano. È nauseata soprattutto dai personaggi che oggi rappresentano la politica. Destra, centro e sinistra. Nessuno escluso. È stanca degli strilli, dell’urlarsi contro, del “so mejo io de te”, del “quando c’eravate voi al governo”, del “è colpa dei governi precedenti”, del “se ce fosse la sinistra”, del “la destra tiene in vita questo paese”, del “Berlusconismo” e “dell’antiberlusconismo”, è stanca di dover essere sempre messa da parte per far spazio ad una congrega di affaristi che si occupano solo dei loro interessi. Ha vinto il partito dell’astensionismo. È già qualcosa, è un inizio, è una buona notizia per il nostro futuro.
Cito dall’Agi: «È del 34,90% l’affluenza al voto delle regionali alle ore 19 (5.068 Comuni su 5.068). È quanto comunica il ministero dell’Interno che riporta le percentuali di 9 regioni su 13. Il dato è in calo rispetto alla tornata precedente, quando si era registrata, alla stessa ora, un’affluenza del 41,96 per cento.Si allarga quindi a 7 punti la percentuale degli aventi diritto che fino alle 19 non è andata a votare: nella prima rilevazione, alle ore 12, i votanti erano il 10,9%, in calo di quasi 3 punti rispetto al 13,05% delle regionali del 2005».
Vedremo alla fine il dato definitivo ma è ormai certo che il popolo italiano, la metà degli italiani è stanca “dei rappresentanti”. Non ce la fa più di questa “politica dell’orticello”, di questa politica che pensa solo a se stessa, ad accusare l’avversario di turno, al non-proporre niente. I politici di oggi sono finiti, sono vecchi, sono arretrati, sono un anacronismo storico, sono indietro nel tempo, sono retrogradi e clericali e non hanno, soprattutto, la capacità di capire i problemi reali, veri di questo Paese ormai allo scatafascio, indirizzato, se non cambierà in fretta qualcosa, all’implosione modello Grecia.
In questa campagna elettorale si è, secondo me, raggiunto il fondo. Si è pensato solo ad urlare più forte, a strillare contro presunti e non meglio specificati torti, si è pensato a fare ricorso e ad andare nei tribunali di mezza Italia non si sa per quali motivi. Alla gente, alle persone, a chi lotta ogni giorno per uno stipendio fisso, queste cose non interessano niente. Alla gente che abita questo paese, quella che non ha il potere di farsi le leggi per sé (Pdl e affini) o di avere uno stipendio milionario (tutta l’opposizione, Santoro, Travaglio e compagnia cantante) serve speranza, servono programmi, servono certezze, servono progetti seri che permettano di capire il futuro di un’Italia sempre più sull’orlo del baratro.
Quando cominceremo ad interessarci ai problemi di questo paese? Quando cominceremo a mettere gli interessi di tutti, del popolo, di fronte a quelli dei singoli? Quando si comincerà a scendere in piazza non in nome di un partito ma per il proprio futuro, per i figli degli anni a venire, in nome dell’ugaglianza, della meritocrazia, della cultura, del benessere di molti e non della ricchezza di pochi? Quando cominceremo a sviluppare un senso civico allargato anche nella vita di tutti i giorni e non a scannarsi per un parcheggio? Siamo stanchi, c’è voglia di cambiare, c’è voglia di una sana rivoluzione culturale che riporti in auge quelli che sono i veri problemi di un’Italia ridicolizzata.
Non ho i mezzi per lanciare proposte (a parte questo spazio sul web), ma sarei entusiasta di dar vita ad un qualcosa che abbia come obiettivo quello di riportare in alto il nome di un paese, l’Italia, ormai sbeffeggiato da tutti in giro per il mondo. Rimarrà una vana speranza? Spero proprio di no. Nel frattempo il segnale più forte è stato lanciato. Speriamo ci si renda conto di quanto poco tempo ci rimanga per ritornare sui binari. Permettetemi di avere dei dubbi in merito.
Alla prossima!

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.
1 Response to Elezioni regionali, vince l’astensionismo! Primo segnale di un cambiamento?
Leader
marzo 30th, 2010 at 11:40
Ma che futuro è così scusa?Pensi che il non votare cambi qualcosa?