Un “Caso” tutto italiano

In: Attualità|Giornalismo

20 feb 2010

Fabio Caso

Questo è un pezzo tratto dal Fatto Quotidiano di ieri, 19 febbraio 2010. Cose del genere non possono più accadere. Gente che soffre, giornalisti mandati sull’orlo del fallimento, giovani ricchi e pieni di speranze trattati come pezze da piedi. Ci poteva anche essere Sara in quel gruppo di persone. Non è capitato perché il giornale, Dieci, è fallito prima, non aprendo quella redazione a Roma che era in progetto e per cui Sara aveva fatto un colloquio. Tutto in nome del denaro, dell’arricchimento personale, del lucro indiscriminato. Certa gente non può circolare liberamente in Italia, ve lo dico senza peli sulla lingua.

Ecco l’articolo del Fatto Quotidiano:

“Managua o Ceppaloni poco importa se si tratta di business. A Giandomenico e Fabio Caso, padre e figlio editori del giovanissimo quotidiano Il Clandestino, la fine dell’Udeur di Clemente Mastella è parsa subito una grossa opportunità economica, più che la disfatta di un progetto politico. Fatti due conti, con i sodali Ambrogio e Luigi Crespi (il sondaggista che ispirò il “contratto con gli italiani” di Silvio Berlusconi), non si sono fatti sfuggire l’affare.

Ovvero l’acquisto della cooperativa editrice de Il Campanile Nuovo, già organo del partito di Mastella che nel 2008 aveva incassato 1,15 milioni di euro circa di finanziamento pubblico per l’editoria, riferibili al 2007. E che anche nel 2009 sarebbe passata alla cassa, dato che il finanziamento all’editoria è stato confermato (sul 2010 ci sono ancora incertezze). Ma allo stesso Mastella, una volta sfumato quel progetto politico, anche quel chiacchieratissimo l’organo di stampa non sarebbe più servito .

I FINANZIAMENTI – Al Clandestino, 25 mila copie di tiratura dichiarate da Fabio Caso, che si occupa dell’amministrazione della società, i soldi del finanziamento facevano invece gola, almeno stando alle voci alle voci che si raccolgono tra coloro che sono transitati per il quotidiano. D’altronde la diffusione già allora probabilmente non brillava, sia per l’oggettiva difficoltà di trovarlo in edicola, sia per l’evidenza dei tanti resi che proprio gli edicolanti notificavano e notificano ancor oggi. Se la necessità impellente era la liquidità, il Campanile era la risposta più veloce a disposizione.

Detto fatto, se non fosse per un particolare: i giornalisti del Clandestino sarebbero dovuti diventare essi stessi soci della nuova società, dato che per continuare a ricevere il finanziamento la nuova entità nata dalla integrazione sarebbe dovuta restare una cooperativa di giornalisti.

Un passaggio che sembra non sia piaciuto a Pierluigi Diaco, l’ultimo direttore della testata che dopo neanche un mese di conduzione del giornale si è dimesso lasciando dietro di sé solo uno scarno comunicato nel quale si accenna a differenti vedute circa lo sviluppo e la gestione del progetto. Prima di lui anche David Parenzo, il primo direttore della testata, aveva fatto le valigie dopo tre mesi di reggenza: due direttori fuggiti dopo neanche sei mesi è un record anche per la malconcia stampa italiana.

IL PRECEDENTE – Ma forse c’è qualcosa in più nella scelta dei due ex direttori di abbandonare il giornale velocemente. La storia dei Caso come editori non è costellata di successi. Al contrario, sembrano essere più le ombre, a partire dal fallimento del quotidiano Dieci, partito nel 2007 con a fianco dei Caso l’editore Alberto Donati, e Ivan Zazzaroni alla direzione.

Una trentina di giornalisti, alcuni dei quali alla prima esperienza, che hanno visto sfumare tutto dopo appena tre mesi di uscite, stipendi pagati in forte ritardo, il fallimento dell’editrice Dieci, dove gli avvocati che avevano presentato in tribunale i decreti ingiuntivi relativi ai crediti vantati dai dipendenti, non hanno trovato nulla. Liquidità e attività inesistenti, e impossibilità di soddisfare i creditori.

D’altronde, a sentire Donati, le disponibilità finanziarie che i Caso avrebbero dovuto apportare per sostenere il progetto si sono rilevate evanescenti. Due milioni di euro in obbligazioni del Nicaragua, la cui capitale è Managua dove avevano sede due società riferibili ai Caso, la Mediterranea sa e al Centrale America adventures sa.

Le obbligazioni sono risultate poi senza valore ad una verifica prodotta dal Monte dei Paschi, e sono state alla base della decisione dello stesso Donati di abbandonare la società. Le accuse per la verità sono reciproche, perché Fabio Caso ha riferito al Fatto Quotidiano di aver perso nel progetto, per una cattiva gestione proprio di Donati, 2,3 milioni di euro, causando un buco complessivo ben sette milioni di euro. Nel mezzo la rabbia dei giornalisti e dipendenti, beffati nonostante i nomi altisonanti alla direzione e Roberto Baggio come testimonial, anch’esso in causa per centinaia di migliaia di euro.

VERSO IL ROMANISTA – Anche l’avventura con i periodici acquistati da Peruzzo editore è finita, per il momento, in tribunale. Dallo storico editore italiano, i Caso hanno acquistato il settimanale DiTutto, e i mensili Top Salute e La Mia Casa, in difficoltà, per 1,5 milioni di euro.

Soldi pagati solo in parte perché ritenuti eccessivi rispetto al valore delle testate. Non solo: la principale finanziaria dei caso, la Hopit controllata dalle due società nicaraguensi che Caso ha dichiarato di avere ora dismesso, è fallita dopo un’ingiunzione di pagamento di 35 mila euro nonostante dichiarasse un capitale versato di 50 milioni di euro.

Circola un rumor ultimamente: ovvero che i Caso siano interessati al quotidiano sportivo il Romanista, in difficoltà. E la battuta che fanno alcuni dei suoi dipendenti è questa: Allora non è proprio un caso”.

No, non è un caso è semplicemente una vergogna tutta italiana alla quale dico basta. Bisogna fare qualcosa per fermare questi crimini. Non si può fare ripetutamente del male e lasciar correre come nulla fosse. Chi sbaglia paga, chi compie reati deve essere messo in galera. Non facciamo passare liscia questa situazione.

Vi tengo informati!

4 Responses to Un “Caso” tutto italiano

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Caso basta

marzo 31st, 2010 at 17:38

Guarda tu che Caso. Tutto accadrà a Roma: il 23 novembre, pesso la sala Cristallo dell’Hotel Nazionale, verrà presentato il nuovo quotidiano “Il Clandestino”. Il 24, invece, andrà in scena nelle aule del tribunale della città eterna la sentenza sul fallimento di “Dieci”. Per un quotidiano che nasce uno che muore? No signori. Solo e sempre Fabio Caso, e le sue fantomatiche imprese editoriali. Fabio Caso editore che non paga gli stipendi. Fabio Caso editore che licenzia una redazione (sì, proprio tutti) mentre questa sta legittimamente scioperando. Fabio Caso editore che vuole comperare l’Unità. Fabio Caso editore che evidentemente ha soldi solo per comprare riviste strabollite, ma non per pagare chi ci lavora dentro. Fabio Caso che vuole anche “Verve”, mensile milanese ormai divenuto bimestrale, cotto e stracotto, povero di lettori ma ricco di debiti. Un altra vittima da portare via, come sempre, per due lire. Ma tutti questi soldi, da dove vengono? Chiediamolo alla Peruzzo, che ancora aspetta una risposta sulle strane fideiussioni con cui Fabio Caso ha pagato “Di Tutto”, “La mia casa” e “Top Salute”. La Peruzzo che ha denuciato Fabio Caso e suo padre Giangaetano (sul quale girano inquietanti notizie su siti rumeni…) per truffa aggravata e associazione a delinquere. Chiediamolo a chi lavorarava a “Dieci”, o al “Globo” di Roma, tra stipendi mai pagati e strane società come la Hopit. Chiediamolo a Ivan Zazzaroni, che di Dieci era il direttore. Ma soprattutto chiediamolo al sindacato dei giornalisti, del tutto assente. Chiediamolo alla magistratura, che fino ad oggi non ha mosso un dito. Chi c’è dietro Fabio Caso e alla sua passione per l’editoria? Perché si può fare tutto ciò che si vuole senza mai pagare un prezzo? Aspettando che finalmente la magistratura si metta in moto per risolvere questo appassionante mistero, facciamo un bell’augurio a Parenzo e alla sua truppa. Ma lo sapete con chi avete a che fare? Tanti auguri al Clandestino. Di cuore, davvero.

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Carla

aprile 14th, 2010 at 13:18

E anche Il Clandestino sta naufragando! In cambio adesso i terribili Caso hanno acquistato Il Romanista. Gli dò due mesi divita! In mano ai Caso nessun giornale sopravvive. In cambio, sopravvivono loro con i finanziamenti che ricevono. E i giornalisti… fanno la fame. Anche i Crespi si sono dimessi, lo sapevate? E due giorni fa è fallita la società G&A spa. Cosa dobbiamo ancora aspettare prima che questi delinquenti finiscano in carcere? Io ho tuttora cause aperte con loro per avere i soldi che mi spettano… Due delinquenti così meriterebbero qualcosa di peggio del carcere! Che dire… in bocca al lupo a chiunque li incontrerà… e in bocca al lupo a chi li ha già incontrati e, ovviamente, è entrato in causa con loro!

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leonardo cairo

aprile 18th, 2010 at 22:44

Io ho un contratto con Giornali e associati!!! mi hanno fatto sgobbare tantissimo, pagandomi 4 mesi su 11! Io sono stato fesso, loro…..

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Marco Della Monica

aprile 30th, 2010 at 22:26

Beh arrivo in ritardo ma lascio traccia per il gusto di farlo. SONO IN GALERAAAAAAAAAAAA….

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Just Me

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.

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