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In: Attualità|Giornalismo
11 feb 2010
Nell’Antica Grecia si chiamava “Ekecheiria”. In poche parole si tratta della cosiddetta “tregua Olimpica” che rappresentava appunto la sospensione, durante il periodo dei Giochi e delle feste nazionali, di ogni forma di conflitto. Nel mondo di oggi, purtroppo, questa regola non scritta (anche se riconosciuta nel 2000 dall’Onu) di civiltà non è stata praticamente mai rispettata da quando è stata introdotta (Olimpiadi di Barcellona nel 1992).
Sicuramente non accadrà neanche quest’anno. Anzi, a poche ore dal via dei Giochi invernali di Vancouver, in Canada, la maggior parte dei politici e la gran parte dei tiranni della Terra se ne fregano nettamente di tutto e di tutti in nome del loro orgoglio. Addirittura il leader dell’Iran, Mahmud Ahmadinejad, sta attuando, proprio in queste ore, un programma di arricchimento dell’uranio al 20% e proclamando, un giorno sì e l’altro pure, la “distruzione totale” di Israele. Nel frattempo in altre parti del mondo, milioni di persone continuano a morire nell’indifferenza generale (devo ammettere anche la mia, è triste ma inevitabile). Almeno un secondo delle nostre convulse giornate dedichiamolo a quelle persone che hanno fatto della sofferenza un’abitudine. Nella speranza ovviamente che l’Ekecheiria possa diventare tale anche al di fuori delle Olimpiadi, in ogni parte della Terra.

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.