Rinnovo contratto giornalistico, gioiamo e diciamo sì!

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27 mar 2009

ROMA, 27 MARZO - «Non è il massimo che avremmo voluto, ma il massimo risultato possibile». Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, difende con forza l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto dei giornalisti firmata la notte scorsa con la Federazione italiana editori giornali. Definisce l’intesa «un punto di svolta», che sancisce tra l’altro «il superamento della tentazione di distinguere i giornalisti di serie A da quelli di serie B». Consapevole delle critiche, anche dure, piovute sull’ipotesi di accordo da importanti redazioni, Siddi incontra i colleghi e prova a spiegare come in quattro anni, segnati da 18 scioperi dei giornalisti mentre «gli editori facevano melina se non diserzione», si sia raggiunto «un punto di equilibrio» privo di alternative.

LE SPIEGAZIONI - «Il vecchio contratto - sottolinea – è già stato disdettato a gennaio dagli editori, che si sono rifiutati di incrementare l’indennità di vacanza contrattuale».  L’accordo raggiunto è dunque «un punto di svolta», secondo Siddi, «perché tiene in piedi la contrattazione collettiva come strumento di regolazione del lavoro dei giornalisti», che «sono stati i primi, nel 1911, a siglare un contratto di categoria», e «perché conferma la tenuta sindacale su un fronte importante: il contratto non si può e non si deve cancellare».

LA CERTEZZA – Ma soprattutto, insiste, «allinea i diritti dei contratti a termine, dei giornali elettronici, per i quali esisteva un protocollo depotenziato, e prevede l’innalzamento della retribuzione per i redattori di prima nomina». Tra i punti importanti del documento citati dal segretario Fnsi, la nascita del fondo di garanzia per i prepensionamenti e la cassa integrazione dei giornalisti, alimentato anche da parte degli editori che, dal 2009, ricorreranno allo stato di crisi. Proprio sui prepensionamenti e sulla rimodulazione degli scatti di anzianità si è giocata buona parte del destino dell’accordo.

SUI PREPENSIONAMENTI - Per quanto riguarda i prepensionamenti, resta ferma l’applicazione della legge 416 e lo stato di crisi sarà rilevabile non solo in base ai bilanci, ma anche a indicatori oggettivi che abbiano incidenza sulle imprese e ne possano pregiudicare l’andamento: in caso di mancato accordo a livello aziendale, sarà il ministero del Lavoro a decidere. La prossima settimana, l’ipotesi di accordo sarà sottoposta al parere del Consiglio nazionale Fnsi (mercoledì primo aprile), della commissione contratto (giovedì 2) e della Conferenza nazionale dei comitati di redazione e dei fiduciari (venerdì 3). Ultimo passo, il referendum che coinvolgerà tutti i giornalisti: «È un atto politico – spiega Siddi - e non è giuridicamente vincolante, anche se è chiaro che può avere un peso sul gruppo dirigente del sindacato». «Un gruppo – conclude il segretario - che si è assunto la responsabilità di compiere scelte in una fase di cambiamento epocale, che impone nuove sfide senza disperdere il patrimonio di regole, diritti civili e valore economico accumulato finora».

LA MIA OPINIONE – Detto questo intervengo nella questione per esprimere il mio parere. Come diavolo fanno i cdr di mezza Italia (leggo primo fra tutti quello della Nazione) ad essere contrari ad un accordo come questo? Come si fa a dire no ad un contratto che mette sullo stesso piano i giornalisti della carta stampata e tv (nonché agenzia di stampa) con quelli di internet? Vorrei ricordare a tutti che internet è il futuro. Vorrei ricordare a tuttti che, dati alla mano, la pubblicità garantita da internet tiene e terrà in piedi le redazioni cartacee di tutta Italia, vorrei ricordare a tutti che il futuro è il web e quando i vari blackbarry o iphone saranno disponibili in maniera più capillare il tanto bistrattato mondo della rete sarà l’unica soluzione possibile. Neanche la free-press potrà reggere il passo. Il futuro è della rete, che piaccia o meno.

L’INGIUSTIZIA - Era assolutamente ingiusto che esistessero giornalisti di serie A e B, come in maniera saggia e oculata ha indicato Siddi. Le critiche che cominciano ad arrivare dai vari cdr mi fanno sorridere. Non è meglio avere una categoria forte e vigorosa, ancorché unità? Perché condurre inutili guerre intestine in un momento in cui si dovrebbe pensare di più alla comunità, alla categoria nella sua interezza? Perché anteporre propri interessi vecchi di innumerevoli decenni piuttosto che impedire a giornalisti a tutti gli effetti di essere ricosciuti come tali? Il tempo della lotta non è oggi. Oggi bisogna esultare ed essere felici, bisogna ritenersi anche semplicemente soddisfatti di un accordo firmato da uomini, la delegazione della FNSI, che fra 50 anni verranno ricordati come grandi uomini. Come uomini coraggiosi e lungimiranti. È stata recepita la migliore situazione possibile (non quella preferita ovviamente). La migliore situazione che si potesse sperare per chiunque voglia oggi esercitare ancora questo mestiere. L’ipotesi di contratto firmata il 27 marzo è un grande passo in avanti da questo punto di vista. Nei prossimi anni, in situazioni economiche più floride, sarà possibile rivendicare più lussuosi diritti. Non c’è dubbio su questo. Oggi era necessario garantire a tutta la categoria quello che era limitato ad una ristretta cerchia. Per questo dico grazie a chi si è battuto in nome di questi ideali e invito tutti quelli che sono contrari a questo accordo a riflettere un po’ di più su quanto realmente avvenuto. Ci siamo lasciati alle spalle una bruttura anacronistica come l’allegato N, perché voler tornare indietro?

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Just Me

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.

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