Preparate le fanfare…

In: Annunci| Giornalismo

19 mar 2009

ROMA, 19 marzo 2009. Una nota dell’Ansa di ieri pomeriggio avverte che «è alla stretta finale la trattativa tra Federazione nazionale della stampa (Fnsi) e Federazione italiana degli editori (Fieg) per il rinnovo del contratto dei giornalisti, scaduto da oltre quattro anni. Dopo un incontro a delegazioni piene tenutosi oggi nella sede romana della Fieg, le parti sono attualmente riunite separatamente per valutare alcune ipotesi sulla parte economica dell’accordo. La Fnsi, in particolare, ha convocato per venerdì 20 marzo una seduta della Giunta e della segreteria per valutare se le ipotesi sul tavolo sono percorribili o meno: si auspica che il dialogo possa arrivare a conclusione la prossima settimana».

LA FIRMA – La firma dell’accordo è prevista per il 25/26 marzo. Anche gli editori in parallelo dovranno riunirsi per dare il via libera ad Alberto Donati, capo della delegazione imprenditoriale e neo-vicepresidente dell’Inpgi. Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, come Donati, non parla. Le ipotesi d’accordo ci sono e sono tenute segrete, mentre i collaboratori diffondono ad arte voci depistanti contornate da evidenti bugie. Nessuno vuole scoprire le carte. Il fine di queste mosse è quello di non dare armi in mano ai falchi dei rispettivi schieramenti. I falchi ci sono, sono in minoranza, ma spingono per la rottura. Pericolo che le persone assennate di Fnsi e Fieg vogliono scongiurare. Il messaggio fiducioso del sindacato agli iscritti è sempre quello di martedì: «PREPARATEVI AL REFERENDUM».

LA TENSIONE – L’incontro è stato preceduto da contatti anche notturni tutt’altro che lisci e tranquilli. Si sa che Donati è un abilissimo negoziatore alla ricerca costante del ko risolutivo; di fronte ha un Siddi che gioca di rimessa e che non disdegna colpi mancini, che fanno male. Il tira e molla ha vissuto anche momenti drammatici, ma è servito ad affinare la mediazione e a trovare un compromesso capace di soddisfare le esigenze dei fronti contrapposti. L’intesa tacita è quella che nessuna delle parti debba poter cantare vittoria all’atto della firma. La partita deve finire con un onorevole pareggio.

L’ACCORDO – Il compromesso, anche se esistono soluzioni alternative, grosso modo potrebbe essere articolato così:

a) gli editori hanno fatto presente che i giornalisti, per quanto riguarda gli scatti, non possono rimanere detentori di un trattamento che è un unicum assoluto in campo nazionale. Ha trovato conferma la nostra ipotesi di ieri: di un pacchetto di scatti iniziali (2?3?) al 6% con cadenza biennale e poi a seguire scatti triennali al 6% probabilmente senza un numero prefissato. La Fnsi ha in sostanza un occhio di riguardo per i giovani che entrano nella professione e si è battuta per dare a costoro ragionevolmente una partenza di carriera più consistente sul piano economico. Gli editori hanno il problema del taglio del costo del lavoro: la modifica della cadenza da due a tre anni per il grosso degli scatti soddisfa questa preoccupazione, che è seria e motivata. Le parti vedono di buon occhio la carriera parallela assicurata da nuove figure non gerarchiche, che potrebbero motivare i redattori che oggi non hanno prospettive di carriera tradizionale.

b) se passa il punto a), l’aumento mensile dovrebbe superare, per la figura del redattore ordinario, i 200 euro lordi attestandosi poco sotto o attorno ai 250 euro distribuiti in un biennio. La cifra verrebbe riparametrata per le altre figure contrattuali (fino all’aumento del 127% per il redattorecapo). In sostanza l’aumento non potrà essere di 100 euro, come qualcuno temeva, perché ciò significherebbe lasciare le cose come stanno visto che l’Ivc al 31 dicembre 2008 ammontava a 77 euro per il redattore ordinario e che l’ Ivc non è stata rivalutato dal 1° gennaio 2009 come la legge impone.

c) gli editori metterebbero mano al portafogli per sostenere le entrate dell’Inpgi, che avrebbe un danno dal passaggio di gran parte degli scatti a una cadenza triennale. La Fieg è pubblicamente impegnata a sostenere un Inpgi in salute. Donati e Siddi stanno ragionando su una serie di accordi di ampia solidarietà a tutela dei giornalisti a rischio.

d) gli editori, che intendono avvalersi massicciamente della cassa integrazione guadagni straordinaria, dovrebbero assumersi l’onere o di pagare all’Inpgi lo 0,90% sulla retribuzione mensile di ogni giornalista assunto oppure di aumentare la somma che già versano a fronte dell’indennità di disoccupazione (il gettito del 2007 è stato di 19.459.000 euro). Nei bilanci dell’Istituto, però, non viene calcolato il costo dei contributi figurativi. I contributi figurativi sono una cambiale in bianco.

e) Il Governo ha aiutato l’editoria, favorendo i prepensionamenti con uno stanziamento annuo di 20 milioni di euro. I giornalisti prepensionabili sono 515: l’operazione, se attuata quest’anno, ha un costo complessivo di 30 milioni di euro. Il che comporta un esborso da parte degli editori di 10 milioni di euro. La legge è chiara al riguardo: lo Stato tira fuori 20 milioni di euro all’anno, se ne servono di più gli editori sono tenuti a finanziare l’Inpgi. La Fieg spinge anche per la utilizzazione della cassa integrazione straordinaria. Secondo gli editori «bisogna evitare di utilizzare questo istituto quando le imprese sono già decotte. Bisogna intervenire quando il trend diventa negativo, sempre tenendo presente l’equilibrio dei conti dell’Inpgi». Su questi punti (prepensionamenti e cassaintegrazione straordinaria) Fnsi e Fieg pensano di creare un meccanismo che veda tutti gli editori impegnati a finanziare l’Inpgi magari con la istituzione di un fondo di compensazione o di qualcosa di simile. Bisogna inoltre tenere in conto che sui 17mila giornalisti assicurati con l’Inpgi solo 11mila fanno riferimento ad aziende iscritte alla Fieg.

I CONTRIBUTI DELLE AZIENDE - È evidente che debbano contribuire tutte le aziende che faranno ricorso ai prepensionamenti e alla cassa integrazione. Occorre creare un meccanismo sicuro, privo di equivoci.

Mentre il confronto Fnsi/Fieg era in corso le agenzie hanno rovesciato sul tavolo delle trattative lanci con notizie preoccupanti relative a Rcs Mediagroup. Si poteva leggere in un dispaccio Ansa: «La crisi economica generalizzata e l’andamento delle attività nei primi mesi del 2009, «conseguente all’ulteriore aggravarsi dei trend di mercato e a una ancora più accentuata criticità prospettica, rende improcrastinabile un progetto complessivo di interventi a tutto campo focalizzato su costi e modelli di business, trasversale a ogni società del gruppo in Italia e all’estero». Il progetto, si legge nella nota, «già in via di elaborazione da parte del management, sarà posto all’approvazione del consiglio di amministrazione nei prossimi mesi. Particolare attenzione sarà rivolta alla situazione finanziaria, non escludendosi revisioni del perimetro, compatibilmente con l’andamento del mercato, rispetto alle attività che verranno ritenute non core. Il consiglio ha pienamente condiviso tale impostazione».

LA CRISI – L’acuirsi della crisi economica, si spiega da Rcs, «sta incidendo profondamente sul settore dei media anche a livello internazionale». Per l’esercizio in corso il gruppo editoriale prevede che «rischi e incertezze deriveranno in massima parte dalle variabili macroeconomiche e dai loro inevitabili riflessi sul settore nei Paesi in cui opera». In tale contesto «risulta difficile avanzare ipotesi previsionali, in particolare sulle dinamiche della raccolta pubblicitaria che continua ad evidenziare segnali fortemente e progressivamente negativi, non lasciando intravvedere a breve una inversione di tendenza». Le politiche di gestione e di focalizzazione dei business «saranno accompagnate dalla ulteriore definizione di azioni e misure che, già nell’ultima parte del 2008, hanno permesso al gruppo Rcs di registrare minori costi per 40 milioni circa, sostenendo oneri non ricorrenti di ristrutturazione per 23,3 milioni». Tra le misure allo studio figura un «piano di riorganizzazione del gruppo», che consentirà il ricorso all’istituto dei prepensionamenti per un consistente numero di giornalisti vicini ai 60 anni d’età. I dirigenti del gruppo hanno nel mirino anche i periodici in perdita: diversi potrebbero essere ceduti. Notizia non nuova, ma circolante da almeno 7-9 mesi. Diffusa oggi crea un clima in via Rizzoli non sereno e allarma il sindacato alle prese con una miriade di casi di licenziamenti o di richiesta di preopensionamenti oppure di Cigs.

Comment Form

Just Me

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.

Photostream

    FOODIE FESTLakers x Warriors 2010.02.18Lakers x Warriors 2010.02.18

Contatti