On Air
WASHINGTON, 3 febbraio - Sessantuno punti! Fare esperienza significa anche prendere atto che il proprio talento è nulla in confronto a quello che madre natura è stata capace di elargire ai campioni assoluti.
Da questo punto di vista, è servita molto a Danilo Gallinari l’esperienza fatta la scorsa notte al Madison Square Garden di New York contro Kobe Bryant: il campioncino di Milano ha potuto toccare con mano che – per quanto lui sia considerato uno dei gioielli del basket italiano – non potrà mai arrivare ai livelli di un "mostro" assoluto come il trentenne cestista Usa.
L’asso dei Los Angeles Lakers è stato non solo il protagonista della vittoria per 126-117 contro i New York Knicks. È stato qualcosa di più: ha messo a segno 61 punti.
Nessuno, in tutta la storia del basket americano, era riuscito a fare altrettanto al Madison Square Garden. Neppure il grande Michael Jordan con i Chicago Bulls ce l’aveva fatta, perché il 28 marzo 1995 arrivò "solo" a quota 55, record per le squadre in trasferta.
Invece il divino Kobe di punti ne ha messi a segno 61 in 36 minuti, con una media di 19 su 31 (7 su 11 da 3, e addirittura 20 su 20 da 2 punti). Un record per il Madison Square Garden che resisteva da un quarto di secolo, dal giorno di Natale del 1984, quando Bernard King, dei New York Knickerbockers, mise a segno 60 punti.
Kobe Bryant, ora, 61. Il vero problema, che lascia ammirato lo stesso Gallinari, è che è la quinta volta in carriera che a Kobe Bryant capita di superare la barriera dei 60 punti in una sola partita, ed è ben la 17ª volta che ne mette a segno più di 50.
Se a questo si aggiunge che contro i New York Knicks anche Paul Gasol di punti ne ha realizzati 31, ecco che fa 92 punti in due.
Numeri da capogiro per un giovane di talento come Danilo Gallinari, che pure è stato protagonista di una buona partita con 10 punti, 4 rimbalzi e 19′ totali in campo, segno che si sta riprendendo dal malanno alla schiena. Gallinari ha sempre detto, fin dall’inizio della stagione, di essere approdato nel mondo Nba "per fare esperienza", e con questo spirito si è messo al servizio di Mike D’Antoni.
Tra gli elementi di questa esperienza c’è anche questo: prendere atto che ciò che a Milano era considerato talento nella realtà della Nba diventa invisibile ordinarietà quando si gioca contro fenomeni assoluti come Bryant.
Protagonista di una gara così strepitosa da portare gli amanti delle statistiche a parlare di Wilt Chamberlain, il campionissimo degli Anni Sessanta dei Philadelphia Warriors, l’unico giocatore nella storia del basket americano ad essere andato oltre quota 60 punti per ben 32 volte in carriera.
LA FELICITÀ - "Magica". "Benedetta". La serata di Kobe Bryant al Madison Square Garden. Con 61 punti per la stella dei Los Angeles Lakers nel successo 126-117 contro i New York Knicks. Record per uno dei templi dello sport statunitense. Tutti in piedi ad applaudire.
«È una benedizione – ha detto Bryant - Nella carriera di un giocatore sogni e speri di potere vivere momenti come questi. E quando capita, beh è un piacere. Ripeto, è una benedizione>/i>». «Il Madison Square Garden, poi, è un campo particolare – ha continuato – la gente ne capisce e apprezzo il fatto che hanno applaudito e incitato un giocatore che ha regalato loro dei bei momenti di pallacanestro. Mi ricordo ancora l’emozione, il nervoso della mia prima volta qui. Penso che ho perso del peso da quanto ho sudato prima e durante la partita per la tensione tipica di chi gioca in un campo unico come questo. È l’ultimo palazzo rimasto di una generazione che ha scritto la storia. C’era una volta il Boston Garden, dove non ho avuto la fortuna di giocare, e rimane oggi soltanto il Madison Square Garden. Qui si sono scritti capitoli fondamentali di questo sport ed è un piacere poter dire di averci giocato da protagonista».
L’ultimo capitolo, almeno per ora, è proprio questo scritto da Bryant: «È stata una serata magica…».
(FONTE ANSA E DIRE)

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.