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In: Giornalismo
27 gen 2009
Della serie…non ci sono parole…domani si riparte, ricomincia la trattativa. Adesso è ora di chiudere. Grazie.
Di Massimo Borgomaneri
Della Commissione Contratto Fnsi
Milano, 27 gennaio 2009 – Scusate il ritardo. Tra poco più di un mese la Federazione Nazionale della Stampa, sindacato giornalistico, potrebbe «festeggiare» i 4 anni di mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Un quadriennio.
Giusto il lasso di tempo (2001-2005) in cui è stato sottoscritto, applicato ed è poi andato in scadenza l’ultimo accordo collettivo, mestamente, ma per fortuna, tuttora in vigore.
Un triste record sindacale difficilmente uguagliabile e uno stallo difficilmente comprensibile per chi non appartiene al mondo ormai per nulla dorato dell’informazione.
D’altronde, recita un vecchio adagio, per ballare bisogna essere in due e per tre anni il cavaliere-sindacato né con lusinghe né con istanze né con minacce è riuscito a convincere la dama imprenditoriale a concedersi sulla pista.
A nulla sono valsi i 18 giorni di sciopero, le infinite iniziative e manifestazioni, gli appelli delle Istituzioni dal Presidente della Repubblica in giù, le sedute parlamentari, le azioni di lobbing, le ripetute convocazioni delle parti – ai tempi del governo Prodi – del ministro del Lavoro Damiano che ci ha quasi perso la faccia.
Gli editori, ispirati – non è un mistero – dal potente falco De Benedetti e da altri rapaci più piccoli, per tre anni si sono rifiutati di sedersi al tavolo. Si dirà, e io sono sempre stato tra quelli, che il sindacato ha sbagliato approccio: troppo velleitario nella piattaforma iniziale e, per dover mediare tra troppe correnti al suo interno, spesso rituale, scontato e poco incisivo nelle iniziative di lotta.
Ma ad onor del vero la sensazione di chi come me ha vissuto gli eventi dall’interno è che in quei 3 anni (a parte la concreta possibilità di un accordo-ponte poi sfumata) neppure bombardamenti al fosforo bianco sulla sede Fieg avrebbe fatto recedere la controparte dal proprio testardo no. I motivi di questa resistenza? Vari.
Innanzitutto bloccare nel tempo l’incremento del costo del lavoro che gli editori fin da subito dichiararono di voler abbattere di almeno il 30%; secondo, la consapevolezza di poter controbattere, nella gran parte delle redazioni, alle azioni di lotta sindacale con l’utilizzo della sempre più ampia platea dei precari, ricattabili, e dei collaboratori esterni; terzo, prendersi il tempo necessario per «ristrutturare» le redazioni vecchie e strutturare le nuove secondo convenienza, sfruttando le nuove leggi sul lavoro, liberandosi quanto più possibile dei costosi e poco gestibili «articolo 1» (il contratto pieno) e sostituendoli secondo ingegno e fantasia con contratti a termine, contratti non giornalistici, precariato vario, cococo e via inventando. Molto meno costosi e autonomi e soprattutto ricattabili.
Al punto che l’ideale attuale di ogni editore (che, non va dimenticato, si è quasi estinto in quando editore «puro») è fare i giornali senza giornalisti. E in moltissime realtà così è nonostante sia vietato dalla legge.
Ad ogni modo, tra fine 2007 e inizio del 2008 alcune cose importanti sono successe: sia la Fnsi che la Fieg hanno rinnovato la propria dirigenza e il nuovo segretario del sindacato, Siddi, ha deciso di ampliare la maggioranza per avere il massimo del consenso intorno all’azione sindacale; sono stati siglati alcuni importanti accordi aziendali come nel gruppo Espresso Repubblica; la crisi ha cominciato a fare sentire i suoi effetti spingendo gli editori alla ricerca del dialogo per azioni condivise nei confronti del governo; infine l’indennità di vacanza contrattuale (cifra in busta paga che si rivaluta anno per anno) che ha ora raggiunto i livelli di un aumento contrattuale divenendo a detta della stessa Fieg una preoccupante voce di spesa.
Fatto sta che da circa un anno le parti si stanno incontrando nella faticosissima ricerca di un accordo. Il tavolo ha rischiato di saltare diverse volte (e anche in questi giorni ci sarà un incontro fondamentale per dirimere alcuni punti-chiave di disaccordo), ma finora, nonostante i mal di pancia da una parte e le varie minacce di disdetta dall’altra, la volontà di continuare a trattare sta finora prevalendo.
I nodi da sciogliere sono ancora diversi: dalla cosiddetta multimedialità, cioè la regolamentazione del lavoro sui siti web, alla regolazione degli spostamenti di giornalisti dentro e fra i gruppi editoriali; dalla modulazione dell’utilizzo dei contratti a termine, finora usati in modo selvaggio e sregolato, ad un accordo sulle carriere dei colleghi addetti alla «cucina» dei giornali: dalla tutela del lavoro autonomo a quella che sarà, se ci arriverà, alla madre di tutti gli accordi: la rimodulazione degli scatti biennali di anzianità (attualmente 15 per carriera al 6% del minimo della qualifica di appartenenza). Una condizio sine qua non per la Fieg, un baluardo intoccabile per la gran parte della nostra categoria.
Siamo dunque vicini alla fine di questa infernale traversata del deserto? Impossibile rispondere. I prossimi giorni ci aiuteranno a capire.

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.
2 Responses to E ora rinnoviamolo questo contratto nazionale…
Leader
gennaio 28th, 2009 at 12:21
In bocca al lupo Fra!
Francesco81
gennaio 28th, 2009 at 17:18
Crepi!!!