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Giusto così, due notizie un po’ trascurati dai media! CHISSA’ PERCHE’
1) Roma, 5 maggio – Nella tarda serata di ieri un gruppo di tifosi giallorossi si e’ piazzato sotto l’hotel ‘Rome Cavalieri’ dove alloggia l’Inter intonando cori contro i nerazzurri. Con trombette, urla e clacson volevano provocare giocatori e tecnico in vista della finale di Coppa Italia di stasera tra Roma e Inter, ma hanno disturbato il sonno anche dei clienti dell’albergo. L’intervento delle forze dell’ordine che hanno disperso il gruppetto ha messo fine alla gazzarra antisportiva.
2) Il Times, giornaletto che vende poco, pubblica il 1 maggio, prima del 2 maggio questo articolo
MORALISTI E BENPENSANTI ANDATE A CASA! CON NOI NON ATTACCA!
In: Calcio| Lazio| Senza categoria| Sport
4 mag 2010Il bla bla dei moralisti giallorossi
di Massimiliano Gallo
Eccoli qua, puntuali come l’allergia di primavera. Guidati dal moggiano Giampiero Mughini, l’esercito dei moralisti un tanto al chilo ci ha ammorbato rifilandoci l’ennesima spiega della nostra vita, la lezioncina da imparare a memoria e magari tramandare a figli e nipotini. Non ce l’hanno fatta a stare zitti dopo Lazio-Inter. No, sono saliti sul pulpito e hanno predicato. Il Paese, secondo loro, ne aveva bisogno.
«Pagina di vergogna», ha detto Maurizio Gasparri. «Uno spot contro il calcio», si è indignato Daniele Capezzone che secondo noi nemmeno conosce la regola del fuorigioco. «Campionato falsato», si è adirato Fabrizio Cicchitto. «Sconfitta dello sport», ha aggiunto tal Marco Martinelli, sempre del Pdl (a proposito, ma i laziali non erano di destra?). «Incommentabile» ha dichiarato Paolo Cento, detto “er piotta”, presidente del Club Roma Montecitorio pur non essendo più parlamentare. E, ancora, il senatore del Pd Raffaele Ranucci, che ha chiesto l’intervento della Federcalcio; il deputato del Pd Roberto Giachetti che ha brillato per originalità citando lo slogan pubblicitario “Ti piace vincere facile?”. E, dulcis in fundo, Antonio Borghesi (Idv) che ha chiesto la ripetizione della partita a porte chiuse. Roba da oggi le comiche.
Peccato che stavolta ai moralisti sia venuto a mancare uno dei loro pezzi forti: il paragone con l’estero, il classico sermoncino sullo stile anglosassone. E già, perché domenica pomeriggio, poche ore prima di Lazio-Inter, uno spettacolo simile è andato in scena ad Anfield Road, tempio del Liverpool, dove il Chelsea di Ancelotti ha passeggiato conquistando i tre punti probabilmente decisivi per vincere lo scudetto ai danni del Manchester United, odiatissimo da quelle parti. Il Chelsea ha vinto addirittura grazie a un retropassaggio di Gerrard, i tifosi del Liverpool sono tornati a casa contenti e Ferguson, allenatore del Manchester, è andato su tutte le furie.
Qualcuno dovrebbe spiegare ai moralisti che il calcio è anche questo. Per fortuna. Campanilismo, passioni, piccole o grandi antisportività. Roma è una città folle e le minacce di morte da parte dei romanisti denunciate da Lotito lo confermerebbero. Per carità, lo spettacolo offerto dalla Lazio sarà stato anche indecente, ma come si sarebbe comportata la Roma a ruoli invertiti? Ve lo diciamo noi. Come si comportò nel 1973, quando fece segnare due gol alla Juventus per non far cucire lo scudetto sulle maglie della Lazio che stava vincendo a Napoli mentre il Milan si scioglieva nella fatal Verona. Così è stato e così sempre sarà. Vivaddio.
Non siamo anti-romanisti, quindici giorni fa abbiamo difeso i pollici all’ingiù di Totti dop il derby. Ma chiediamoci come sarebbe la vita dei laziali se la Roma dovesse vincere lo scudetto. Ve lo diciamo noi, un inferno. Dal primo caffè al bar fino a notte inoltrata con in sottofondo “siamo noi, siamo noi, i campioni dell’Italia siamo noi”. I laziali, domenica sera, hanno agito per legittima difesa. E chi fatica a comprendere, venga a trascorrere una settimana a Roma, ascoltando le radio locali e stando un po’ per strada. Cambierebbe subito idea. Domenica è stata una bella serata di calcio di popolo, che almeno per una volta ha battuto il calcio di Sky con quell’insopportabile moralismo di Massimo Mauro che sembrava un chierichetto, come se non avesse giocato a calcio per vent’anni in Italia.
Comunque i moralisti stiano tranquilli, lo scudetto non è ancora assegnato. L’ultima giornata l’Inter andrà a giocare a Siena. E Totti, in maniera sibillina, lo ha già detto: «Confidiamo nella sportività del Siena». Dove per sportività si intende Massimo Mezzaroma, proprietario della società toscana, giallorosso sfegatato nonché figlio di Pietro, ex presidente della Roma. Non a caso, ieri Mezzaroma ha annunciato il premio salvezza per i suoi giocatori nel caso in cui il Siena (già retrocesso) dovesse arrivare terz’ultimo. Pronto, moralisti, ci siete ancora?
Il mio pensiero al 99,9%! UN GRANDE, APPLAUSI SCROSCIANTI!
Perbenisti, moralisti e politici, sempre loro. I primi scoprono che il calcio è malato, i secondi che il pallone non è più uno sport, i terzi si mettono la sciarpa di ordinanza al collo e per una manciata di voti accusano il mondo Lazio. D’accordo, la partita di domenica non sarà riproposta nelle scuole giovanili come raro esempio di sportività: ma da qui a creare un caso nazionale ce ne passa. Se le famiglie non arrivano a fine mese chissenefrega, se però accade qualcosa che fermi l’inesorabile campagna mediatica giallorossa, allora scoppia il caos. I tifosi pagano il biglietto e sono liberi di contestare, come hanno fatto per tutta la stagione, di sostenere la squadra, di essere felici se perde perché si evita una vittoria altrui. De Coubertin è morto e sepolto, basta andare a seguire una partita di ragazzini per capire che o si cambia la cultura del calcio oppure sono tutte parole vuote. Dunque, nessuno si azzardi a discutere l’ansia, l’amarezza, la rabbia dei laziali che sono rimasti a casa (lo stadio presentava larghi vuoti) o hanno scelto di andare allo stadio per «vendicare» l’umiliazione del derby. Fa parte del gioco, è già successo in passato vedere illustri tifosi giallorossi con la maglia del Milan addosso quando la Lazio perse uno scudetto all’ultima giornata. Eppure nessuno si era preoccupato dei valori dello sport o di fermare l’ondata nordista che domina l’albo d’oro tricolore della serie A.
Tant’è, se viene fatta da una parte è goliardia, se tocca all’altra è solo una brutta pagina di faziosità. E così da sempre e allora se, per una notte i tifosi dell’Olimpico hanno scelto i colori nerazzurri, non c’è da scandalizzarsi più di tanto. Oltretutto le tifoserie di Lazio e Inter sono gemellate da vent’anni, un’amicizia storica su basi solide che neppure una finale di coppa Uefa persa dai biancocelesti proprio contro i nerazzurri oppure uno scudetto andato in fumo, quello del 5 maggio del 2002, sono riusciti a scalfire. E dire, invece, che tra le due società non corre buon sangue come testimoniano le vicende di Pandev e Ledesma, solo per citare gli ultimi controversi casi di mercato. Se poi vogliamo parlare della squadra, allora di partite come quella di domenica se ne trovano a centinaia negli annali del calcio.
Le motivazioni di taluni che prendono il sopravvento sull’appagamento degli altri: tutto qui, nessun biscotto, nessun illecito. Ce ne sono state anche in questo campionato e pure domenica scorsa di sfide dove ci si accontenta o si lascia campo aperto all’avversario con più voglia di vincere. Eppure sembra che il mondo degli onesti si sia accorto solo ora di tutto quello che accade nel circo dorato del pallone (Danimarca-Svezia costò all’Italia l’eliminazione dagli Europei 2004: eppure nel nord Europa c’è un’ottima cultura sportiva). Poi si può discutere la campagna d’odio che ha portato negli ultimi anni il presidente di una squadra di Roma a sperare nel fallimento economico dell’altro, il capitano dello stesso club a festeggiare la retrocessione dei dirimpettai cittadini, il capitano-futuro della stessa a irridere i tifosi avversari annunciando in televisione che aveva passato un pomeriggio a gioire perché la Lazio era terz’ultima due mesi fa e quindi candidata alla retrocessione. Ecco perché è tutto sbagliato, anche l’odio che si respira ormai in questa città. Ma non solo da una parte. Quindi o si resetta il cervello di tutti, oppure si finirà di perdere l’ennesima buona occasione per non fare prevalere il tifoso che è dentro ognuno di noi.
Non sparate sui laziali: è vilipendio alla goliardia. Diciamolo francamente: il vero scandalo è vedere così tanta gente disposta a scandalizzarsi. Di cosa? Del fatto che i tifosi della Lazio, domenica sera, nella gara casalinga contro l’Inter abbiano perso e siano stati contenti. Troppo netto il divario in campo tra le due compagini, con quella biancoceleste che di sicuro non ha fatto la partita della vita. Al primo gol nerazzurro, segnato da Samuel, dalla Curva Nord si leva uno striscione ironico che recita: «Oh Nooo». Se ne avvistano altri che sottolineano l’amicizia con la tifoseria interista: «Fieri del nostro gemellaggio»; altri ancora, più palesemente, invitano i giocatori della Lazio a non dare proprio il massimo, con un emblematico «Scansamose!».
Inutile dire del putiferio che si sia scatenato: la Lazio e i suoi tifosi non avrebbero onorato lo sport per alcuni, sempre pronti a gridare allo scandalo e alla vergogna. Per altri pareri autorevoli, come quello di Giampiero Mughini, commentatore domenicale di Controcampo, da sempre sostenitore di Luciano Moggi e delle sue vicissitudini, che afferma: «Non è un’iperbole se dico che auguro alla Lazio di andare in serie B e di restarci a vita». Parole pesanti, che andrebbero misurate, se poi ci si indigna facilmente degli episodi di violenza fuori dagli stadi. La memoria corta di qualcuno, tuttavia, suggerirebbe la recita degli elenchi di episodi in cui anche la Roma ha favorito gli avversari, più o meno direttamente. Grava sulle responsabilità giallorosse, ad esempio, la retrocessione della Fiorentina del 1993, dopo uno “scandaloso” pareggio casalingo della Roma con l’Udinese. Ma il caso menzionato non spiega l’episodio di Lazio-Inter. Sono in pochissimi coloro che piuttosto che vergognarsi provano a capire le ragioni dei laziali: tra gli addetti ai lavori encomiabile la misura di Emiliano Mondonico, tecnico dell’Albinoleffe: «Non vedo nessuno scandalo. Sono dinamiche che nelle rivalità cittadine ci stanno tutte. Come Totti ha fatto i pollici in giù, è logico che i laziali non vogliano che la Roma vinca lo scudetto. Dov’è la vergogna?». Una dichiarazione, quella di Mondonico, che coglie perfettamente il senso dell’ironia “surreale”, tale solo per chi non conosce la realtà calcistica capitolina. Secondo lo scrittore interista Rudi Ghedini: «Semplicemente, la tifoseria della Lazio trovava insopportabile che la propria squadra potesse spianare la strada dello scudetto a chi gli aveva mostrato il pollice verso. Lo stato d’animo dei calciatori laziali – o almeno di quelli non inclini all’autolesionismo – ha prodotto una partita a senso unico, dove l’Inter è riuscita a sprecare 6-7 gol facili, prima di risolvere la pratica grazie a Samuel, sul finire del primo tempo. Al ritorno delle squadre in campo, è stato subito chiaro che sarebbe finita 0-2: tacito accordo fra le parti, mettere al sicuro il risultato e non esagerare con i gol, per non umiliare avversari mai così predisposti alla sconfitta». A poco è valsa la presunta stima nei confronti dei cugini espressa proprio alla vigilia di Lazio-Inter da Totti e De Rossi, che sembravano lontani parenti degli stessi giocatori che al derby dello scorso 18 aprile cantavano allegramente «Ve mannamo in serie B». A tale proposito, spiega Fabrizio Ghilardi, fondatore del «laboratorio d’utopie» Action Now-Play Old Style, tifoso della Lazio: «A Milano c’è una rivalità forte, alimentata tra i tifosi e poco tra i giocatori. Nessuno lì si permette di fare l’ultras in campo. Se però a Roma lo fai ti devi aspettare che tutto ciò ti si possa ritorcere contro, prima o poi. Totti ha fatto il gesto dei pollici in giù, prima ancora aveva esultato beffardamente con una maglietta emblematica «Vi ho purgato ancora», un’altra volta ha puntato la telecamera sulla Curva Sud per vedere come esultavano contro la Lazio. Il vero scandalo, dinnanzi a tutto ciò, sarebbe stato vedere i nostri giocatori battersi per chi ci aveva deriso. Poi non vedo il problema: è naturale perdere contro l’Inter, dopo che si è perso il derby e contro le prime sei squadre della classifica. La Lazio, quest’anno, è infinitamente più scarsa dell’Internazionale. Quello che sfugge, ai più, è che tifando Inter i laziali hanno tifato Lazio: è stato un atto di amore per la tradizione, per la squadra, per la città. Abbiamo evitato tre mesi di feste giallorosse in piazza». Come rispondere allora a chi parla di campionato falsato dal gemellaggio tra laziali e interisti? «Semplicemente ricordando che nel’99 – conclude Ghilardi – un noto tifoso romanista (Claudio Amendola, ndr) andò in televisione con la maglia del Milan, quando la Lazio perse lo scudetto all’ultima giornata. E dire che tra loro non c’era alcun gemellaggio, anzi, in seguito a scontri tra le due fazioni il giovane tifoso Antonio De Falchi, perse la vita. Tra laziali e interisti, a maggior ragione, c’è una condivisione di affetti e intenti. Cosa ne sa di tutto questo uno come Mughini?». Chissà che invece l’episodio non faccia riflettere in Lega: magari se tutte le partite si fossero giocate allo stesso orario i soliti “scaldaletti” in salsa italiana non avrebbero avuto modo di esistere.
Lazio-Inter, lo scandalo di chi si scandalizza
di Alessandro Bisconti
Stagione 1992-93. Ultima giornata. Roma-Udinese, scenario maledettamente simile a Lazio-Inter di ieri sera. Pubblico giallorosso che tifa contro, e sprona gli “avversari” friulani, con tanto di striscioni “datece retta: mannate la viola in serie cadetta”. Sì, perché un pareggio avrebbe fatto retrocedere la Fiorentina, mandando l’Udinese, semigemellata con la Roma, allo spareggio salvezza. Scene surreali. La partita finisce 1-1, il giallorosso Carnevale sbaglia un gol a porta vuota sull’1-0, e sull’azione dopo i compagni si distraggono. Va in gol Desideri, romano di Roma, ex Roma. E bye bye Fiorentina.
Scandalizzarsi per un Lazio-Inter 0-2, con i tifosi biancocelesti che esultano al gol degli avversari, e con i giocatori di Reja forse troppo “groggy”: succede anche questo nel 2010, dopo quasi 120 anni di calcio. “Un calcio da vergogna”, è stato detto urbe et orbi. Ma siamo sicuri? Chi grida allo scandalo? Romanisti, obviously. Ma anche juventini e milanisti, terrorizzati dall’eventualità che un altro tricolore possa prendere la strada di Appiano Gentile. E allora si parla di “fine del calcio”, “vergogna senza fine”. E fioccano le urla isteriche di indignazione, qualcuna passa anche in diretta tv, e il grido di rabbia di chi si augura perfino una “marcificazione” della Lazio in B.
Scandalosamente Lazio? La gente propone e la squadra dispone? Un bell’alibi, ma la tanto sbandierata professionalità dove la mettiamo? Il fatto è che i giocatori, fino alla smaccata non belligeranza a equilibrio ritrovato, avevano saputo interpretare con una qualche decenza il proprio ruolo, fino alla frustata di Samuel, al crepuscolo del primo tempo. Piu’ di tutti Nando Muslera, il portierino uruguayano. Ma dove si nasconderebbe lo scandalo? Nello scarso impegno dei biancocelesti, scesi in campo al termine di una giornata che sanciva la loro permanenza in A? Oppure nell’ambigua connivenza dei tifosi laziali? Sì, ok e’ stato a lungo tutto un battersi senza farsi male e di episodi solforosi. Ma perché invocare la partita della vita dei laziali? In nome di quale legge? Dove sta scritto? Perché forse qualcuno disse qualcosa quando la Roma, poche settimane fa, passeggiò allegramente a Bari. Julio Sergio ebbe bisogno di far la doccia quel pomeriggio?
Supporters laziali poco sportivi, si dirà. Ma si sa, i tifosi non scendono in campo. E ben ricordano i pollici beffardi, solo quindici giorni fa, di un tronfio Totti, post derby. Già, i tifosi. Chi si stupisce adesso, dove ha vissuto finora? Su Marte? Ma in che mondo hanno vissuto tutti i benpensanti che ieri sera parlavano di non sportività? Si sa, il calcio è materiale di bar. E spesso l’amor di bandiera ottenebra la mente, fino a renderla incapace di intendere e di volere. Se andiamo a svuotare un po’ di armadi ci rendiamo conto che la palla ha sempre rotolato in mezzo ai veleni, e ai sospetti. E ai favori. Tre anni fa, ad esempio, la Roma inciampò in casa col Torino, a due giornate dalla fine, con un contropiede di Muzzi, da “Oggi le comiche”, che valse di fatto la retrocessione del Chievo. Senza contare che, all’ultima giornata, nel ‘73 una troppo lasciva Roma si fece crivellare all’Olimpico dalla Juventus. Odiata sì, ma non tanto quanto la Lazio, appaiata ai bianconeri fino alle fine. Già, i tifosi. E dire che il 16 maggio del 1976 la Roma fece 1-1 in casa con l’Ascoli, dopo essere stata in svantaggio. Grazie a quel pareggio la Lazio (che pareggiò 2 a 2 a Como) si salvò. Il pubblico romanista fischiò i propri giocatori per aver evitato la serie B agli odiati cugini…

IL COMUNICATO DELLA SOCIETA’ LAZIO
«La polemica che è seguita all’incontro di calcio Lazio-Inter di ieri costituisce occasione per riprendere alcuni temi sui quali la Lazio, ed il suo Presidente, si sono costantemente impegnati in questi anni. Abbiamo più volte ribadito la necessità che l’antagonismo sportivo rimanesse nei confini della dialettica civile, senza mai debordare in violenza verbale o fisica e senza offendere la dignità dell’avversario: invece abbiamo assistito a manifestazioni, specie in occasione dell’ultimo derby, che hanno profondamente ferito la tifoseria laziale e che hanno generato un clima di istigazione alla violenza che si è protratto per tutta la settimana». «A tali manifestazioni – prosegue Lotito – si è accompagnata la cassa di risonanza della stampa e delle radio locali; ci si è poi lasciati andare a vere e proprie minacce fisiche sia ai calciatori che al Presidente ed ai dirigenti della Lazio, creando un clima di tensione che ha profondamente danneggiato l’immagine dello sport nella capitale e nel paese. La Lazio ed il suo Presidente ne sono stati vittime destinate: si è arrivati alla minaccia di morte (se non battete l’Inter siete finiti) inviata per posta, accompagnata da proiettile di grosso calibro, ma non per questo la battaglia contro un tal modo di intendere l’antagonismo sportivo è stata abbandonata. Stupisce, invece, che l’insulto e l’istigazione siano diventati bagaglio espressivo di dirigenti di altre società; riteniamo che il ruolo rivestito nel mondo del calcio debba costituire, sempre e comunque, un freno alla passione di parte e debba sempre prevalere, nel dirigente responsabile, il senso dell’istituzione e dell’esempio che le sue parole danno alla gente». «A chi tale responsabilità non ha avvertito – prosegue Lotito – diciamo che la Lazio ed i suoi tifosi non accettano insulti, palesi o insinuati; che la sportività e lealtà della Lazio e dei suoi giocatori non può essere messa in dubbio da nessuno; che chi ha alimentato la tensione con comportamenti antisportivi e violenti non ha alcuna veste per impartire giudizi o lezioni di sportività». «A certi rappresentanti – dice poi il presidente della Lazio – della classe politica che, dopo il degenerare delle polemiche, sono intervenuti con dichiarazioni pubbliche, la Lazio ricorda che la contesa sportiva non vuole invasioni di campo, da qualunque parte provengano; piuttosto la politica dovrebbe darsi carico di intervenire sugli aspetti collaterali allo sport, dando alle società gli strumenti giuridici per garantire l’ordine a chi assiste alle partite, alle forze dell’ordine la possibilità di controllare i violenti ed isolarli, al giudice il potere di rendere effettivo il suo intervento dissuasivo nei confronti di chi va allo stadio solo per creare disordine». «La Lazio – conclude il presidente biancoceleste – non deve chiedere scusa a nessuno; deve piuttosto ricevere le scuse da parte di chi, ignorando le proprie responsabilità, ha lanciato sugli altri colpe inesistenti».
IL COMUNICATO DELLA NORD
La Curva Nord non ci sta. Dopo le polemiche che hanno investito l’intero mondo biancoceleste, ed in particolar modo i suoi tifosi, il giorno dopo la sfida interna contro l’Inter di Josè Mourinho, la tifoseria della prima squadra della Capitale, ha emesso un comunicato con cui ha voluto rispondere seccamente e senza mezzi termini agli attacchi gratuiti ricevuti in queste ore.
“Assisitiamo sconcertati ad un caos mediatico senza precedenti, interrogazioni parlamentari, voce grossa di celebri opinionisti, richiami all’integrità morale!!! Ma cosa è successo? La squadra prima in classifica e finalista della Champions League ha battuto la squadra quint’ultima in classifica, distaccata di oltre 30 punti!
I colpevoli sono i tifosi della Lazio accusati di aver goliardicamente esultato e gioito del risultato della partita Lazio – Inter, poichè contenti di non vedere esultare i rivali cittadini per la vittoria del campionato!!!
Da sempre all’apparire sul tabellone dello stadio del risultato della propria rivale piu acerrima, si gioisce. Questo è il bello della rivalità cittadina e fa parte della cultura calcistica dell’Urbe. Chi non vive il derby di Roma non lo può capire, e mai lo capirà.
Critiche del genere, però, mosse dai dirimpettai giallorossi proprio non le capiamo. Sanno perfettamente che a parti invertite avrebbero fatto lo stesso. Anzi, scorrendo gli almanacchi, possiamo tranquillamente ricordare a questi “smemorati” che lo hanno già fatto (1972-73 ultima giornata di campionato, la Roma per evitare lo scudetto della Lazio, si fa rimontare il vantaggio ottenuto da Spadoni e consegna il titolo alla Juventus!!! Roma – Udinese, Giugno 1993, condannando la Fiorentina alla retrocessione, la curva sud esulta al pareggio dell’Udinese!!! Campionato 1998-99 “noti” supporters giallorossi indossano la maglia del Milan, all’epoca in lotta con la Lazio per il titolo!!! 7/5/2000…striscioni in curva sud “m’hai costretto a tifà Juve”. All’epoca Lazio e Juventus si contendono il titolo!).
Ai nostri cari cugini consigliamo di rinfrescarsi la memoria, e di andare a dare lezioni di mentalità presso altre “cattedre”, in quanto da più di un ventennio ne prendono da noi!
Ai politici “tifosi” dell’ultim’ora consigliamo di pensare un po’ di più al loro mestiere, che per altro nella maggioranza dei casi svolgono indegnamente. Da loro ci aspettiamo una tale levata di scudi il giorno della sentenza del processo d’appello all’assassino del nostro Fratello Gabriele, invece che “sbracciarsi” tanto per il risultato di Lazio – Inter!
Ai giornalisti da quattro soldi che si fanno belli in TV chiediamo di mettere almeno una volta piede in uno stadio, provare ad essere tifosi veri se ci riescono, in modo da vivere per qualche ora quelle emozioni che la loro vita non gli ha mai regalato, in quanto troppo impegnati a sparare giudizi dalla mattina alla sera sul mondo degli ultras.
Al capitano della A.S. Roma ricordiamo, senza andare troppo indietro nel tempo, che solo pochi giorni fa, a Parma, ha fatto gol prendendo la palla con la mano. Al suo vice ricordiamo che a piangere per risultati sportivi stavolta sarà solo lui. Alla presidentessa Sensi e al suo “entourage” auguriamo di risolvere i problemi ben più seri che affliggono la propria Società
Noi siamo da sempre coerenti e chiari nei nostri comportamenti, non abbiamo minacciato nessuno ne insultato i nostri giocatori. In virtù anche di un’amicizia ormai ventennale con i ragazzi dell’Inter c’è stato, finalmente, un clima festoso e goliardico, cosa che in questa città sembra essere diventato un reato, almeno quando viene toccata la sensibilità del tifoso romanista.
Non abbiamo nulla da recriminarci, nulla di cui scusarci, nulla di cui vergognarci…”

Prima de aprì bocca e daje fiato…pensamoce…;-)
Il mio pensiero?
Questo:
«Fa veramente ridere quello che si sta sentendo da ieri sera. Ridere o arrabbiare, trovate voi quella che può essere alla fine della fiera la parola più indicata. Perchè tutti quelli che gridano allo scandalo, forse non sanno che la Lazio negli ultimi sei anni è riuscita ad arrivare solo una volta al di sopra del decimo posto. E che nel corso di questa stagione ha perso all’Olimpico senza fare un tiro in porta con squadre come Catania, Cagliari e Bari. Dov’è lo scandalo, quindi, nello 0-2 con cui l’Inter (al momento migliore formazione d’Europa) è riuscita ad imporsi nell’impianto capitolino? Tutti quelli che parlano di morale, sportività, giustizia calcistica ed altre amenità del genere farebbero bene ad informarsi e soprattutto a farsi un bell’esame di coscienza, visto che il mondo del pallone è talmente “particolare” che in pochi possono dire di essere puri, limpidi e senza peccato.
La realtà, cari maestri dell’indignazione telecomandata, è che questa Lazio è spenta e mediocre. E voi avete sempre fatto finta di non vedere le condizioni in cui da anni versa la più antica squadra della capitale. Una squadra che per blasone, storia, tradizione, pubblico e bacino d’utenza meriterebbe ben altro, ma che invece è costretta a lottare con società tipo Livorno, Bologna, Siena o Atalanta. Perchè non fate una bella trasmissione su questo? Perchè invece di fare i vaghi, non invitate una volta nei vostri salotti bene il presidente della Lazio, dottor Claudio Lotito, e non cercate di sbattergli davanti alla faccia tutti quelli che sono i suoi limiti e tutte quelle che sono le sue responsabilità?
Non lo fate, sapete perchè? Perchè vedere la Lazio in questo stato vi piace. Ci godete. Tremavate davanti all’armata costruita da Cragnotti, tremavate davanti ad una squadra che ha vinto quasi tutto, cui sono stati scippati due scudetti (e voi ovviamente non avete fatto un fiato), che ha alzato Coppe in faccia al Manchester degli invicibili. Ed ora dormite sonni tranquilli con questa società dal basso profilo, che costringe al quindicesimo posto in classifica un club che avrebbe tutto, ma proprio tutto, per lottare stabilmente tra il quarto ed il settimo posto.
Allora, però, poi non vi indignate. E soprattutto portate rispetto alla gente Laziale. Gente Laziale cui è stato tolto tutto, nell’indifferenza generale. Gente Laziale che nonostante quello che le è successo negli ultimi anni non ha mai smesso di lottare. Quanto accaduto nella tifoseria biancoceleste avrebbe distrutto chiunque. Ma il Laziale di vite non ne ha sette, ma dieci. Così è ancora capace di riempire l’Olimpico per partite salvezza contro Bari e Siena. Così è ancora capace di invadere Bologna e Genova. Non può sperare nello scudetto o nella Champions League perchè la dirigenza da anni ormai costruisce squadre mediocri. E quindi spera nella sconfitta sportiva dell’altra squadra di Roma. Che c’è di male in questo? Niente. Solo che voi, moralisti prezzolati e finti buonisti, come al solito guardate solamente una faccia della medaglia. Quella che più vi fa comodo. Dimenticandovi, magari, di noti tifosi della Roma che nel 1999 si sono presentati in televisione sventolando magliette del Milan.
State bene così. Non avete mai parlato di noi. Non ci avete mai calcolato. Non ci avete mai aiutato. Non avete mai stimolato questa dirigenza a far tornare la Lazio grande o a mettere sul mercato il club biancoceleste. Non vi permettete, ora, di insultare la gente che ama i colori del cielo o di sparlare della storia di quello che resta il più antico club della capitale.
Noi non abbiamo bisogno di voi. Continuate ad andare per la vostra strada, noi proseguiremo la nostra via. Una via che ora si trova veramente davanti ad un bivio importantissimo. Rassegnarsi o continuare a lottare. Ci siamo stancati di vivere campionati anonimi e di sperare nelle sconfitte altrui. O almeno, parlo per me, io mi sono rotto di dover tifare Inter ogni anno. Lotito non è in grado di rispondere alle ambizioni e alle esigenze di una squadra come la Lazio. Metta in vendità la società. Inizi a cercare investitori seri, in grado di farlo rientrare del denaro speso e del lavoro profuso, ma liberi i nostri sogni incatenati. Lo ripetiamo da tantissimo tempo ormai. Il calcio è fatto per sperare. A noi stanno togliendo anche la speranza. Basta. Sei anni sono stati anche troppi. Non si può, proprio non si può, andare avanti in queste condizioni».
Inchini per Roberto Arduini. Né più, né meno, quello che penso.

Sono giornalista professionista. Sono laureato in giornalismo alla Lumsa di Roma. Sono cintura nera di taekwondo. Amo ogni genere di sport: le Olimpiadi, la Nba, il tennis e il calcio (quello vecchio stile) sono le mie passioni.